Picchia la moglie per soldi, condannato

2 Giugno 2024

Due anni per maltrattamenti: voleva lo stipendio della donna per giocare. Vessazioni anche durante la gravidanza

TERAMO. Ogni storia è diversa, ma nelle aule di tribunale spesso scivolano come in una catena di montaggio: drammaticamente uguali con i particolari a fare la differenza. Come in questo caso con lui accusato di maltrattamenti alla moglie, picchiata anche quando era incinta, con insistenti richieste di soldi per giocare.
L’uomo, un quarantenne marocchino da tempo residente a Teramo, è stato condannato a due anni al termine del processo di primo grado. Il giudice monocratico Francesco Ferretti, nell’emettere la sentenza di condanna, ha trasmesso gli atti alla Procura per la contestazione del reato di violenza sessuale. La Pubblica accusa, rappresentata in aula dal pm Sara Di Gesualdo, aveva chiesto la condanna a due anni. La donna, sua connazionale, si era costituita parte civile assistita dall’avvocato Ilaria De Sanctis. L’uomo era difeso dall’avvocato Sabrina Marinozzi. Nella sua audizione in aula come parte offesa, lei aveva ripercorso tutti i fatti evidenziando le tante occasioni in cui l’uomo l’avrebbe presa a calci e pugni sia quando era incinta sia davanti al bambino piccolo. Il più delle volte per avere i soldi del suo stipendio da collaboratrice domestica da spendere in giocate. Secondo l’accusa, inoltre, così è scritto nella richiesta di rinvio a giudizio l’uomo le avrebbe impedito «di recarsi al pronto soccorso minacciandola anche di portarle via il bambino in caso di separazione». In un caso le avrebbe anche tagliato i vestiti. In alcune occasioni, sempre secondo l’accusa, l’uomo l’avrebbe costretta ad avere rapporti sessuali minacciandola anche di morte. L’ipotesi di reato della violenza sessuale non era stata contestato in questo procedimento. Da qui l’invio degli atti alla Procura.
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