Piero, filosofo giramondo prestato ai giochi on line

16 Aprile 2016

Ora vive a Londra e fa carriera in una grande azienda di scommesse virtuali «Non sono un cervello in fuga, ma un emigrante economico. E non tornerò»

TERAMO. «Sono nato a Teramo 41 anni fa (gli irlandesi però dicono che smetti di contare a 21, l'età necessaria per acquistare alcol ed io sono d'accordo con loro!), ho vissuto gran parte della mia vita in Abruzzo, tra la mia cittadina natale, la costa nord del teramano e L'Aquila. Conservo nella memoria e nel cuore tanti luoghi e persone della mia regione e un giorno mi piacerebbe tornare a spendere gli ultimi anni nella mia terra. Sfortunatamente, però, non credo che riuscirò mai a rientrare in Italia per concludere la mia carriera, a meno di reinventarmi ancora in un nuovo mestiere, cosa che al momento non vedo fattibile».

Con queste parole, velate di amarezza e nostalgia, Piero Carlucci, teramano, oggi stabilmente "impiantato" a Londra, come Country Executive per il mercato italiano in un'azienda di casinò e scommesse online, inizia a raccontarci la sua avventura: «A Londra sono arrivato per fare l'ultimo step da executive e puntare alla qualifica di manager, lontana solo un passo: il mio ruolo è quello di supervisionare le operazioni necessarie affinché il nostro prodotto sia competitivo con gli altri sul mercato, mensilmente produco analisi riguardo l'andamento dei nostri numeri, le prospettive di crescita, le sfide, le difficoltà».

Da piccolo Piero sognava di fare il giornalista e quindi scelse di frequentare il liceo classico: «Mi sono diplomato in un'era che oggi sembrerebbe il mesozoico: il voto finale era in sessantesimi, fare una ricerca voleva dire spendere giorni in biblioteca a consultare tomi polverosi nella speranza di capirci qualcosa, mentre internet era più un sogno degli scrittori cyberpunk che un fedele compagno di viaggio». Dopo un anno alla Facoltà di Scienze Politiche a Teramo, (e un solo esame passato), si trasferì a L'Aquila per studiare Filosofia, senza mai giungere alla laurea: «Credo comunque che debba molto delle cose che mi sono successe nella vita alla forma mentis acquisita grazie al mio percorso di studi. Il bello della filosofia è che non si accontenta delle risposte, ma va in cerca sempre di nuove domande, costringendoti a esplorare prospettive che non avevi considerato prima».

Quando hai deciso di fare il salto verso l' "ignoto"? «Deciso è una parola grossa…in realtà non ero ancora consapevole che tre aspetti fondamentali della mia vita mi avrebbero poi accomunato a tanti altri giovani italiani espatriati: opportunità, stipendio e considerazione. Dopo aver provato esperienze lavorative di ogni tipo, ho messo piede fuori dai confini patri alla veneranda età di 31 anni. Mi ero trasferito da qualche anno a Roma, dove lavoravo per un'azienda di trasporti turistici, ero uno dei due responsabili del team della Stazione Termini: il capo del personale mi chiese se avessi voluto provare a dirigere una start up di una nuova tratta in Inghilterra». Una decina di giorni dopo Piero è partito: destinazione Londra prima, Manchester poi. Lì avrebbe dovuto selezionare e formare i dipendenti destinati alle sedi di Manchester e Liverpool: a causa della carenza di personale, il giovane teramano si dà da fare tantissimo, spesso facendo un turno e mezzo al giorno, con un solo riposo a settimana. «Ritornai in Italia, richiamato dall'azienda, dopo 8 mesi, consapevole che ero in grado di lavorare e costruire relazioni anche lontano da casa... Qualcosa era scattato in me!».

Trascorso un po' di tempo tra Roma, Teramo e Bologna, nell'aprile 2008 Piero parte di nuovo per l'estero, in Irlanda, con la consapevolezza questa volta che il vero obiettivo non è tornare, ma restare a vivere lì: «Rimanevo scioccato al pensiero che, fuori dall'Italia, fossi considerato quasi di mezza età, mentre a casa mi vedevano come un ragazzino... Non ero un cervello in fuga, non avevo un curriculum qualificato e interessante per certi settori come ce l'ho oggi, direi piuttosto che ero un emigrante economico. Quando ho ricevuto l'offerta dall'Irlanda lavoravo come operatore di assistenza clienti, con un contratto di somministrazione lavoro (1250 euro al mese, contratto rinnovabile della durata di 90 giorni). A Shannon, per fare lo stesso, me ne offrivano oltre 1600, un contratto a tempo indeterminato, turni dal lunedì al venerdì, 22 giorni di ferie pagate. Poi, aveva appena rivinto le elezioni Berlusconi, lo trovavo intollerabile…».

Lo stimolo a lasciare l'Irlanda scaturisce dall'annuncio di ristrutturazione dell'azienda per cui lavorava: di nuovo un cambiamento, di nuovo invio di CV in tutto il mondo . Questa volta però la scelta del giovane teramano è per la soluzione economicamente meno vantaggiosa e per un paese che conosceva solo come meta di vacanza, Gibilterra. All'inizio Piero lavora nell'assistenza clienti, ma da lì riprende a studiare corsi online, specialmente per quel che riguarda la comunicazione attraverso i social media. Dopo circa un anno e mezzo decide di cambiare accettando una proposta da parte di un'Accademia internazionale del poker, diventa Community Manager e Responsabile per l'Italia di Editorial. Ancora un anno e passa al colosso inglese delle scommesse online.

Nella vita, però, ai propri demoni, come Socrate insegna, non si comanda, così nel momento in cui i progetti che Piero curava in azienda iniziavano a progredire, arriva un'offerta che gli avrebbe permesso di fare un nuovo salto di carriera e di tornare dove tutto è cominciato: «Londra mi faceva un po' paura quando vivevo a Manchester, una megalopoli, immensa, cara. Ma la voglia di confrontarmi di nuovo con una città grande, per di più cuore pulsante dell'Europa Occidentale moderna è un richiamo troppo forte per i miei demoni, pertanto, seppur giunto ad un solo passo dal "sistemarmi", ho preferito chiudere di nuovo le valigie e sfidare me stesso a ricominciare... Per la prima volta coordino il progetto in buona libertà, non sono il coordinato: non ho personale che riporta direttamente a me, però arrivare in ufficio ed essere salutato "ciao capo" mi strappa sempre un sorriso…».