Pignorata un’impresa, 15 posti a rischio

2 Settembre 2019

L’Istituto per il sostentamento del clero fa un’ingiunzione di pagamento da 250mila euro all’Inerti Ferretti di Campli

TERAMO. Un contenzioso fra un’azienda di inerti e l’istituto diocesano per il sostentamento del clero blocca lo stipendio a 15 lavoratori.
Una storia dal sapore amaro quella che vede protagonista l’azienda Cave Canem di Campli e l’istituzione religiosa teramana che qualche giorno fa ha pignorato le somme che deve incassare l’impresa, bloccando nei fatti la sua liquidità e quindi il pagamento degli stipendi. «Quando non è la crisi ad uccidere le aziende, ci pensano gli uomini con le loro azioni», commenta Giancarlo De Sanctis, segretario della Filca Cisl, «è il triste racconto di una diatriba di carattere economico tra due “privati”, nella quale danzano alcune centinaia di migliaia di euro, e la cui mancata soluzione mette a serio rischio le retribuzioni dei lavoratori dell’azienda».
Il problema riguarda il pagamento dell’affitto di alcuni terreni dell’istituzione (che è indipendente dalla curia) che l’azienda – meglio conosciuta come Inerti Ferretti – ha utilizzato per l’attività estrattiva. Le due parti erano giunte alla definizione dell’intera partita economica, attraverso un accordo sostenibile per l’azienda e che rispondeva alle richieste economiche dell’istituto religioso; ma gli ultimi dettagli sulle garanzie dello stesso accordo e l’imminenza delle ferie estive, hanno fatto sospendere le trattative.
E a sorpresa l’istituto religioso ha presentato un’ingiunzione di pagamento di circa 250mila euro. «E pochi giorni dopo ha proceduto per tale somma a pignorare i crediti aziendali presso terzi, crediti indispensabili alla ditta per garantire la continuità dell’attività lavorativa nei pagamenti correnti, in primis le retribuzioni dei lavoratori, ma anche gli approvvigionamenti, le utenze, i servizi», fa notare il sindacalista, «a questo punto abbiamo chiesto al vescovo della diocesi di Teramo-Atri Lorenzo Leuzzi, un suo intervento diretto per agevolare la sospensione immediata delle azioni intraprese, che di fatto compromettono la stabilità lavorativa ed economica dei dipendenti della Cave Canem e per riprendere da subito le trattative volte a trovare una soluzione al contenzioso in essere, che non metta in alcun modo a rischio i posti di lavoro. Ma il tempo ormai stringe e ora 15 lavoratori, e le loro famiglie, rischiano di non poter percepire le retribuzioni correnti e soprattutto di perdere il lavoro: come dicevamo, dove non arriva la crisi, arrivano gli uomini».
Sulla vicenda per il momento la curia, sollecitata al riguardo, non intende replicare.
ll sindacato intanto sollecita un ripensamento e una ripresa delle trattative che ormai erano arrivate a buon punto, più che altro per tutelare i 15 posti di lavoro. «Ci aspettiamo che l’istituzione religiosa, anche nel pieno diritto delle sue azioni, faccia tutto quanto in suo potere per aiutarci a tutelare il lavoro, le retribuzione e le famiglie dei dipendenti dell’azienda», continua De Sanctis, «la Filca Cisl di Teramo, in tal senso, già da domani si attiverà insieme alle maestranze, con tutte le azioni rivendicative necessarie, per la tutela del loro sacrosanto diritto al lavoro, ben diverso dall’interesse economico delle parti interessate dal contenzioso».
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