Pinacoteca civica riaperta dopo due anni

In mostra cinquanta opere, il sindaco ventila la ricandidatura del capoluogo a capitale della cultura
TERAMO. La Madonna del melograno, polittico della metà del Quattrocento recuperato dopo 11 anni da un deposito della Soprintendenza a Paduli di Celano, accoglie i visitatori al pianterreno della pinacoteca civica riaperta ieri. Intorno al pregevole dipinto di Giacomo da Campli nella galleria di viale Bovio è in mostra una cinquantina di opere della collezione permanente, ordinate dallo storico dell’arte Stefano Papetti in un percorso antologico e cronologico che abbraccia cinque secoli. Da Giacomo si arriva a Crocetti, Melarangelo, Montauti, passando per il caravaggesco Mattia Preti e i maestri del Sei-Settecento napoletano (Giordano, Solimena, De Mura) e dell’Ottocento abruzzese (Patini, Celommi, Pagliaccetti, Cascella, Della Monica).
Curatore delle raccolte ascolane, Papetti ha avuto dall’assessore alla cultura Luigi Ponziani il compito di riallestire la pinacoteca per questa parziale riapertura dopo oltre due anni. La chiusura, con disallestimento della collezione, era dovuta non al terremoto bensì all’idea di portare in pinacoteca i reperti del museo archeologico, quello sì in gravi condizioni con inagibilità di categoria E. Poiché lo spostamento non è mai avvenuto (i reperti sono ancora al Savini), Ponziani ha voluto ripristinare almeno in parte la collezione della galleria di viale Bovio, mantenendo una promessa elettorale. «La pinacoteca ha una storia antica. Fu istituita dal sindaco Settimio Costantini nel 1870», ha detto l’assessore, «la riapertura è stata possibile grazie al concorso di molti: Soprintendenza, Fondazione Tercas, curia, apparati amministrativi del Comune. Ma è un punto di partenza, non di arrivo». Tra Comune e Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio d’Abruzzo, retta da luglio da Rosaria Mencarelli, è cambiato il rapporto, ha detto il sindaco Gianguido D’Alberto, «non più di contrapposizione, ma di dialogo per raggiungere gli obiettivi, anche sul teatro romano». Ventilando la ricandidatura di Teramo a capitale della cultura, il primo cittadino ha aggiunto: «Stiamo rilanciando il polo museale tra mille difficoltà, derivanti non solo dal terremoto». Ma servono soldi e personale. Lontani i tempi in cui il Polo museale contava tre funzionari, con al vertice Paola Di Felice, in pensione dal 2014, e oltre 40 unità per i servizi di apertura, guida, vigilanza. Furio Cugnini, dirigente del settore cultura, ha sottolineato: «Oggi abbiamo solo 4-5 unità. Ma nei prossimi bilanci avremo risorse per reintegrare il personale, 65mila euro per il 2019, 80mila per il 2020». Vaghi, invece, i tempi del concorso per la direzione del Polo. Tutto è ora sulle spalle di Gioia Porrini, responsabile dei servizi educativi dei civici musei. La pinacoteca sarà aperta dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13 (anche 15-18 il martedì e giovedì). Domenica chiuso, tranne domani. I siti archeologici sono visitabili su prenotazione (0861-324602/324601). Ingressi gratuiti. A giorni ripartirà la sala espositiva di via Palma, dopo piccoli lavori per 6-7mila euro (15mila euro per gli interventi in pinacoteca), mentre a gennaio si insedierà la commissione di esperti per i progetti espositivi per L’Arca, con successiva riattivazione delle mostre nel laboratorio per le arti contemporanee.
Anna Fusaro
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

