Pinacoteca, in tre a processo per interventi non autorizzati

La vicenda è quella della tinteggiatura delle facciate senza l’autorizzazione della Soprintendenza A giudizio due tecnici comunali e un costruttore con l’accusa di violazione del codice dei beni culturali
TERAMO. Il caso è quello dei lavori di tinteggiatura della facciata della Pinacoteca civica, quelli avviati dal Comune e successivamente bloccati dalla stessa Soprintendenza perché non autorizzati.
Dall’esposto inviato all’epoca in Procura dalla stessa Soprintendenza è scaturita un’inchiesta chiusa con un processo carico di due tecnici comunali e di un privato. Il pm titolare del fascicolo, il sostituto procuratore Davide Rosati, ha firmato la citazione diretta a giudizio (il reato contestato non prevede il passaggio davanti a un giudice per le udienze preliminari) e la prima udienza si svolgerà ad aprile. Il pm contesta a tutti la violazione dell’articolo 169 del decreto legislativo numero 42 del 2004, ovvero il codice dei beni culturali e del paesaggio. Accusa che ora dovrà essere dimostrata nel corso del dibattimento. A processo vanno i due tecnici comunali Remo Bernardi nella sua qualità di responsabile del procedimento committente dei lavori e Beniamino Di Pietro, nel frattempo andato in pensione, all’epoca dei fatti direttore dei lavori effettuati nella Pinacoteca. Con loro Ezio Iervelli nella sua qualità di amministratore unico della società di costruzioni esecutrice dei lavori per conto del Comune. «In concorso tra di loro», si legge nell’atto giudiziario, «e nelle loro rispettive qualità in assenza di autorizzazione della Soprintendenza hanno eseguito per conto del Comune di Teramo i lavori presso la pinacoteca comunale di viale Bovio, bene sottoposto a tutela con decreto di dichiarazione di interesse culturale particolarmente importante». La vicenda risale a maggio dell’anno scorso quando vennero bloccati i lavori di ripulitura della facciata. Lo stop dopo una lettera di diffida inviata all’Ente dalla Soprintendenza in cui si evidenziava la necessità di autorizzazioni preventive. Successivamente nell’agosto dello stesso anno ci fu un incontro chiarificatore tra i due enti con l’assessore Valdo Di Bonaventura che in quell’occasione dichiarò: «Abbiamo riconosciuto i nostri errori. Effettivamente le procedure per la sistemazione delle facciate non erano corrette in quanto avremmo dovuto comunicarli preventivamente. Ma l'errore è nato sia per la mancanza di personale sia perché l'intervento era nato per sistemare i problemi al tetto, dove c'erano copiose infiltrazioni. Poi ci siamo resi conto che c'era un distacco di calcinacci importante e quindi abbiamo proceduto alla sistemazione degli intonaci e a quel punto, essendoci le risorse, ci è sembrato giusto provvedere anche alla tinteggiatura delle facciate, con un colore del tutto identico all'esistente».(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

