Pineto, verso il licenziamento i 40 lavoratori del Mercatone Uno

3 Ottobre 2021

A fine novembre è in scadenza l’ultimo periodo di cassa integrazione a due anni dalla chiusura I dipendenti: dimenticati dalle istituzioni, noi speriamo ancora nell’intervento di nuovi acquirenti

PINETO. Si sentono dimenticati dalle istituzioni. Vanno verso il licenziamento i 40 lavoratori dell’ex Mercatone Uno di Scerne di Pineto dopo che il 24 novembre scadranno gli ultimi ammortizzatori sociali. A distanza di più di due anni dalla chiusura dei magazzini, derivata dal fallimento della società proprietaria “Shernon Holding”,e dopo l ’arrivo dell’amministrazione straordinaria e dei commissari, per tutti i dipendenti la speranza di poter riprendere a lavorare si è definitivamente spenta.
A dare voce allo sconcerto di tutti i lavoratori è l’ex rappresentante sindacale della Filcams Cgil ed ex lavoratrice Nerina Alonzo che nel frattempo si è licenziata per cercare nuova occupazione.«C’e’ uno scoramento generale, oramai non ci sono più neanche rappresentanti sindacali che possano affrontare il problema che a breve si aprirà all’interno di molte famiglie», dice, «c’è un silenzio assordante da parte delle istituzioni regionali. Dall’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, nessuna iniziativa positiva per supportare i disagi economici. Su 40 operai solo 7 lavorano e in maniera precaria». L’ex dipendente Roberto Ridolfi rappresentante della Rsa Fisascat Cisl aggiunge: «Pineto ospita il maggior numero di licenziati: sono madri e padri di famiglia che non potranno contare più su uno stipendio. La nostra indignazione è che non c’è stato nessun interessamento anche per una prosecuzione delle attività e per mantenere il livello occupazionale. La Regione potrebbe trovare un acquirente anche piccolo per riattivare la ditta. Tramite l’Anpal sono state fatte una serie di richieste ma fino a questo momento non è successo niente. Ora vedremo». E aggiunge: «A fine novembre con il Natale che si avvicinerà sarà problematico, dopo la cassa integrazione dovrebbe esserci la Naspi ma non è certo. Da un momento all’altro si tronca un rapporto di lavoro. Io sono impiegato dal 2012 e molti altri lo sono dalla fine degli anni novanta. Occorre provare a far rilevare la struttura, c’è ancora tempo. Io sto cercando comunque lavoro altrove, il Covid ha bloccato tante attività commerciali e certo non è semplice reinventarsi».
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