Pini tagliati, gli agronomi chiedono gli atti

29 Agosto 2015

Dopo la denuncia scoppia una nuova polemica sul caso degli alberi davanti alla scuola Lucidi

TERAMO. Il taglio dei pini davanti alla scuola “Noè Lucidi” continua a suscitare polemiche e richieste di chiarimenti. A intervenire sul caso, che un paio di settimane fa è finito al centro di contestazioni sfociate anche in una denuncia, è l'Ordine provinciale dei dottori agronomi e forestali. L'oganismo presieduto da Gabriele Rizzo chiede al Comune l'accesso agli atti della procedura che ha portato all'abbattimento dei pini davanti all'ingresso della scuola elementare per l'allestimento di uno spazio destinato alla sosta breve delle auto. Quegli alberi, secondo l'amministrazione che ha anche citato un parere del corpo forestale, andavamo abbattuti perché pericolanti.

L'Ordine, però, intende approfondire gli aspetti legati al via libera all'intervento. «Vogliamo verificare», afferma, «che sia stata redatta una relazione specifica a firma di un dottore agronomo o dottore forestale, unica categoria professionale autorizzata a effettuare questo tipo di attività». Secondo l'organismo di categoria, la vicenda del taglio dei pini in città è un esempio di come le amministrazioni comunali gestiscano il verde pubblico «senza alcun accertamento, parere tecnico o atto ufficiale da parte degli ordini professionali competenti». La federazione regionale degli agronomi e dei forestali, tra l'altro, sottolinea la necessità di "sfatare la leggenda" secondo cui giardini e spazi destinati a piante e fiori costituiscano solo un costo per la pubblica amministrazione. «Intervenire sul verde pubblico è un investimento non una spesa», sottolinea condividendo la posizione espressa in proposito anche dall'Ordine degli architetti, «occorre che si diffonda la consapevolezza, soprattutto da parte della politica e degli amministratori, che la cura di questo settore comporta vantaggi economici, sociali e occupazionali». Agronomni e forestali, dunque, sollecitano maggiore attenzione da parte di enti locali e Regione. «La totale assenza di una cultura della gestione del verde intesa come servizio pubblico», concludono, «porta infatti troppo spesso i Comuni ad affidare la cura e la manutenzione di quello che è un vero e proprio patrimonio della collettività a soggetti non qualificati, con azioni quali potature inutili se non addirittura dannose, impianti di essenze non idonee e assenza di programmazione, che creano gravi danni».

Gennaro Della Monica

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