Piscina, ecco l’idea per salvarla: coprire quella all’aperto

La proposta è dei tecnici comunali. Intanto gli ex gestori annunciano azioni legali: «Non è vero che siamo morosi»
TERAMO. Sull’ottimismo del sindaco e le buone intenzioni di riaprire la piscina comunale per garantire le attività ai ragazzi per un altro anno pendono i gravi problemi strutturali e degli impianti termoidraulici. Sarà un ultimo sopralluogo che verrà effettuato oggi con la Cpl Concordia, la ditta che ha in gestione la manutenzione degli impianti termici comunali, a stabilire l’ammontare della somma necessaria per poter riaprire l’impianto. Il sindaco Brucchi ha annunciato di volerlo affidare nuovamente attraverso un bando che l’assessore allo sport Francesca Lucantoni sta già facendo predisporre agli uffici tecnici in attesa del via libera sull’agibilità. Il Comune può contare solo su una cifra che sfiora i 40mila euro sufficienti appena a garantire piccoli lavoretti di igiene e maquillage degli spogliatoi. Tuttavia sembra che proprio dagli uffici tecnici sia arrivato un suggerimento interessante per garantire un futuro alla piscina e dall’impatto economico meno pesante di un rifacimento totale. L’idea è quella di realizzare una struttura mobile a copertura dell’attuale piscina all’aperto e di smantellare contestualmente la vasca dell’impianto coperto, che verrebbe trasformato in una palestra polivalente.
Nel frattempo cresce lo sgomento dei vecchi gestori, che si sono arresi all’impossibilità di proseguire le attività del nuoto sincronizzato e della pallanuoto per via degli spazi drasticamente ridimensionati messi a disposizione dalla piscina dell’hotel Michelangelo, la soluzione individuata per dare continuità ai corsi attivati. «Con la fine dell’attività agonistica per 63 ragazze del nuoto sincronizzato e una ventina di ragazzi della pallanuoto», dice Luisina Spinozzi della Rari Nantes, «muoiono due realtà uniche in Abruzzo ed è un peccato». Ma oltre alle incertezze monta anche la rabbia dei vecchi gestori, che non ci stanno a essere etichettati come “morosi” e anzi si dichiarano pronti a dare battaglia legale contro chi li definisce inadempienti sul pagamento delle utenze. «Non è vero che non vogliamo pagare, ma vogliamo chiarezza su quanto dovuto. Basta con gli attacchi: la politica è una cosa, lo sport è un’altra. Per la luce», spiega la presidente della Rari Nantes, «il problema è che c’è un unico contatore a cui fanno capo anche il campo di calcio e le altre strutture correlate e quindi il costo andrebbe ripartito. Ci è stato detto che noi dovevamo occuparci delle volture, ma siamo in possesso di una delibera di giunta che esplicita che le volture non erano a carico nostro. Infine sul gas c’è una dispersione enorme evidenziata da perizie che evidenziano come il problema sia imputabile all’impianto obsoleto. Noi vogliamo solo equità e al bando parteciperemo, perché nessuno può definirci morosi».
Marianna De Troia
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