Pittrice scomparsa, il marito tenta il suicidio

Abuso di psicofarmaci, trasportato all'ospedale di Giulianova e poi ad Atri perché non c'era posto. A Tolentino arrivano i metal detector, trovata una piccola croce come quella della donna
TOLENTINO.
Ieri sera Giuseppe Santoleri, l'ex marito della pittrice scomparsa, Renata Rapposelli, ha tentato il suicidio. L'uomo ha preso degli psicofarmaci di cui fa uso normalmente. E' stato prima portato all'ospedale di Giulianova, poi, visto che non c'era posto, ad Atri. Le sue condizioni non sono preoccupanti. A dare l'allarme è stato il figlio Simone, anche lui indagato nell'ambito dell'inchiesta sulla sparizione della madre.
Intanto ci sarà presto un nuovo sopralluogo nella zona nelle campagne di Tolentino, in contrada Pianarucci, dove venerdì scorso un passante ha trovato il corpo di una donna in avanzato stato di decomposizione, che si ipotizza possa essere quello della pittrice anconetana Renata Rapposelli, di 64 anni, di cui si sono perse le tracce dal 9 ottobre scorso. Ormai si fa sempre più concreta e verosimile l’ipotesi che il cadavere trovato a Pianarucci, in provincia di Macerata, sia di Renata Rapposelli.
L'area è presidiata dai carabinieri per evitare "contaminazioni" della zona, irta di rovi e vegetazione, nei pressi di un corso d'acqua. Il nuovo sopralluogo sarà effettuato con metal detector, alla ricerca di altri eventuali oggetti sfuggiti alle ricerche nella prima fase, dopo il recupero della salma. Sinora sono stati recuperati una collana con una croce a forma di tau e un orologio, non ancora ufficialmente riconosciuti, ma che possono appartenere a Renata Rapposelli: saranno mostrati all'ex marito e al figlio, in attesa di essere interrogati nuovamente ad Ancona domani, assistiti dai loro avvocati Gianluca Carradori e Alessandro Angelozzi.
Durante l’esame cadaverico, eseguito dal medico legale Antonio Tombolini, sono emersi elementi che portano dritti alla pittrice teatina di 64 anni. Innanzitutto una ciocca di capelli: è biondo cenere, proprio il colore di cui tingeva i capelli ultimamente la donna, che prima era invece decisamente bionda. E poi brandelli di vestiti, in particolare di quei pantaloni maculati che portava al momento della scomparsa, le scarpe da tennis e la tau, cioè la croce francescana che portava al collo, così come l’orologio di metallo che portava al polso.
La certezza, ovviamente, la potrà dare solo il risultato dell’esame del Dna, che è stato prelevato sabato. E che sarà comparato con quello prelevato giorni fa al termine di un interrogatorio al figlio Simone Santoleri.
Ma pare che un altro prelievo sia stato fatto anche alla figlia della pittrice.
E’ probabile che stamattina il sostituto procuratore di Macerata, Enrico Riccioni, disponga l’autopsia, conferendo ufficialmente l’incarico a Tombolini. Allo stato attuale l’autopsia non è stata ancora disposta, visto che nulla è stato notificato ai due indagati per concorso in omicidio e occultamento di cadavere, cioè l’ex marito Giuseppe Santoleri e il figlio Simone. I due legali che assistono padre e figlio, Gianluca Reitano e Gianluca Carradori, confermano che non è arrivata alcuna notifica. «Siamo stati ieri (sabato per chi legge, ndr) da loro», afferma Reitano, «e sono entrambi molto scossi dalla notizia del ritrovamento. In particolare il padre è in condizioni di salute precarie, è sotto farmaci. Ormai non esce più di casa. Oggi con il collega li incontriamo di nuovo per stabilire una strategia difensiva».
Infatti, oltre all’autopsia, i due dovrebbero essere interrogati dalla Procura di Ancona. E’ questa Procura, della città dove viveva la pittrice, che li ha indagati. Invece la Procura di Macerata procede con un fascicolo contro ignoti per occultamento o distruzione di cadavere. Può però entrare in giorno una terza Procura, quella di Teramo. Tutto sta a capire dove la donna sia stata uccisa. Renata Rapposelli è scomparsa dal 9 ottobre dopo una visita all'ex marito e al figlio a Giulianova, dove i due vivono.
Una città parecchio lontana dal luogo del ritrovamento del cadavere, fa notare l’altro legale dei due, Gianluca Carradori. «Il luogo del ritrovamento del cadavere», sottolinea l’avvocato, «è molto isolato: per arrivarci bisogna abbandonare la strada, che è già secondaria, per correre un viottolo, attraversare un campo, fino a giungere al dirupo sotto cui scorre un torrente. Solo chi conosce bene la zona poteva pensare di abbandonare lì un cadavere».
L'ipotesi del suicidio viene esclusa da fonti investigative. Sempre l’avvocato avanza qualche dubbio sulla testimonianza della farmacista di Tortoreto che ha raccontato in tv venerdì scorso di aver venduto un farmaco il 9 ottobre alle 17 alla Raposelli. Una testimonianza che contraddice la versione del figlio Simone, il quale ha raccontato al pm che il giorno della scomparsa il padre, a bordo della sua Fiat 600, ha accompagnato la madre a Loreto, dove lei voleva fermarsi per pregare, e poi è tornato a casa. Il viaggio sarebbe avvenuto nel primissimo pomeriggio: la pittrice è arrivata alla stazione di Giulianova alle 13,05, il marito l’è andata a prendere e sono arrivati in casa. Qui, racconta il figlio, hanno avuto una discussione per motivi economici, e lei se n’è voluta andare.
«Mi domando come mai la farmacista anche se la notizia e la fotografia di Renata Rapposelli sono state ampiamente pubblicizzate dopo la denuncia di scomparsa del 16 ottobre si ricorda il 10 novembre che le ha venduto un farmaco? Peraltro pare che non abbia nemmeno usato la tessera sanitaria», sottolinea Carradori.
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