Ponte sul Vomano, si riparte da zero

La Provincia costretta ad accettare l’istanza di recesso dell’impresa. Di Bonaventura convoca una riunione d’urgenza
TERAMO. Il nuovo ponte sul Vomano rischia di restare un’incompiuta. Dopo che la Provincia, ieri mattina, ha dovuto prendere atto dell’impossibilità di opporsi all’istanza di recesso presentata dall’Ati Di Eleuterio-Di Sabatino, a fronte di un ritardo nella consegna dei lavori che ha superato la metà del termine utile contrattuale, regna infatti la totale incertezza sul futuro dell’opera. Il rischio maggiore è quello di perdere i tre milioni e 100 mila euro di fondi europei, sul totale dei quasi sei milioni stanziati per l’opera, che devono necessariamente essere spesi entro il 31 dicembre del 2019. Una situazione complicata a fronte della quale il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura ha convocato un’apposita riunione per questa mattina, con l’obiettivo di trovare, insieme alla Regione, una nuova strada da percorrere. Perché ad oggi la prima questione da chiarire è se l’ente potrà procedere ad affidare i lavori alla seconda classificata o se, al contrario, sarà costretta ad indire una nuova gara d’appalto. Nel frattempo, per effetto della determina adottata, dovrà riconoscere all’Ati il rimborso delle spese contrattuali, nonché delle altre spese effettivamente sostenute e documentate.
Quello che è certo è che la determina con la quale la Provincia ha dovuto accogliere la richiesta di recesso dell’Ati conferma tutta una serie di ritardi e superficialità da parte degli enti pubblici interessati alla realizzazione dell’opera. Nella nota in cui annuncia come abbia ritenuto di non potersi opporre alla richiesta di recesso «in seguito alle valutazioni espresse dall’ufficio tecnico e dall’avvocatura» e dopo aver incontrato l’impresa, la Provincia, facendo riferimento alla determina adottata, conferma come alla base della decisione assunta ci sia «la ritardata consegna dei lavori all’impresa, consegna non ancora perfezionata per problematiche inerenti le procedure preordinate all’esproprio delle aree interessate dall’intervento e per i tempi delle autorizzazioni del Genio Civile acquisite all’ente solo il primo aprile scorso». In particolare, per quanto riguarda gli espropri, l’occupazione d’urgenza delle aree a Castelnuovo, è stata fissata addirittura per il 23 aprile. «Le preoccupazioni sono tante», commenta Di Bonaventura, «Si chiude un iter e bisogna aprirne un altro. Cerchiamo di capire come possiamo portare a compimento l’opera in un percorso che dovremo condividere anche con la Regione». Tra le richieste che saranno inoltrare a quest’ultima, probabilmente, quella di un ulteriore proroga per non perdere il finanziamento.
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