Porta rubata al Bataclan, oggi via al processo

A Parigi 7 accusati di ricettazione, c’è anche l’uomo di Tortoreto nella cui casa venne trovata l’opera
TERAMO. Oggi a Parigi prima udienza del processo a carico dei sette accusati del furto della porta del Bataclan con l’opera di Banksy, quella ritrovata in un casolare di Sant’Omero e poi tornata in Francia per essere ricollocata nel teatro dove “La ragazza triste” ricorderà per sempre le vittime dell’attentato terroristico a Parigi. L’accusa per tutti è quella di ricettazione aggravata.
Davanti al tribunale in composizione collegiale nei prossimi giorni saranno giudicati sei cittadini magrebini e l’imprenditore di Tortoreto proprietario del casolare n cui venne scoperta la porta (l’uomo è assistito dall’avvocato Luca Di Edoardo).
Il passaggio dell’inchiesta in Francia, maturato nell’ambito di quelle che sono le linee guida introdotte e applicate ormai da anni con il nuovo diritto europeo, è stato all’epoca condiviso dai magistrati dei due Paesi in considerazione, soprattutto, del fatto che sia il reato del furto sia quello della ricettazione sono stati entrambi consumati in territorio francese e quindi, da un punto di vista giuridico, di competenza di quella autorità giudiziaria che nel luglio del 2020 (un mese dopo il ritrovamento della porta a Sant’Omero) ha arrestato nell’Alta Savoia i sei cittadini magrebini accusati di furto, associazione per delinquere e ricettazione della porta del Bataclan. A marzo dell’anno scorso l’imprenditore di Tortoreto è stato sentito dalle autorità francesi in un lungo interrogatorio che si è svolto in videoconferenza e ha ribadito quanto già detto in precedenza ai carabinieri: non sapeva che quel pannello di ferro fosse la porta rubata al Bataclan e avrebbe fatto solo una cortesia al magrebino conosciuto dopo che in alcune occasioni aveva dormito nella sua struttura e che anche altre volte gli avrebbe lasciato in custodia oggetti destinati alla sua casa parigina così come fatto quando l’opera venne portata a Tortoreto, poco tempo dopo il furto nel teatro parigino avvenuto il 26 gennaio del 2019. Va detto, tra l’altro, che una perizia disposta nel corso delle indagini preliminari dalle autorità francesi ha escluso che sulla porta ci siano le impronte dell’uomo.(d.p.)
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