«Portiamo 80 tonnellate di marijuana»

Banda della coca: le intercettazioni tra i capi albanesi che volevano conquistare il mercato
TERAMO. «Portiamo in Italia 70-80 tonnellate di marijuana, ma lo dobbiamo fare prima di agosto perchè altrimenti l’erba si secca e non è più buona»: è uno degli obiettivi che i fratelli albanesi avevano in programma per rafforzare ancora di più il loro peso nel mercato dello spaccio. Le carte dell’inchiesta continuano a svelare retroscena e modus operandi della banda della cocaina, una vasta organizzazione di albanesi, italiani e romeni che nei giorni scorsi è stata sgominata dalla polizia e dalla finanza al termine di una indagine della procura distrettuale antimafia dell’Aquila. Otto le persone destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare tra cui il 43enne imprenditore aquilano Walter D’Alessandro (ai domiciliari) che sabato sera si è costituito ai carabinieri dell’Aquila dopo essere stato irreperibile per 24 ore.
L’inchiesta, inoltre, ha portato allo scoperto anche una fitta rete di clienti: tra i consumatori ci sono anche un politico e un avvocato teramani. I primi interrogatori di garanzia inizieranno mercoledì pomeriggio. Per tutti l'accusa, contestata dal pm della procura distrettuale antimafia David Mancini, è quella di associazione a delinquere finalizzata a allo spaccio. Con Walter D'Alessandro sotto accusa ci sono altre sette persone di cui tre in carcere e quattro ai domiciliari. Si tratta dei fratelli albanesi Arjian e David Gjini, di 28 e 23 anni, entrambi residenti a Teramo e fino a poco tempo occupati nella gestione di un'attività di autolavaggio, di Adrian George Mare, 30 anni, albanese residente a Teramo,(tutti in carcere) di Paola Marino, 32 anni, residente a Teramo, di Joana Laura Mare, romena di 29 anni, residente a Teramo, dei fratelli Edrin e David Brahimaj, albanesi, entrambi di 38 anni, residenti tra Milano e Varese(tutti ai domiciliari).(d.p.)
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