«Portiamo al ministero la vertenza dell’Hatria»

5 Ottobre 2017

Il segretario confederale della Cgil incontra i lavoratori in sciopero «Potrete sperare di scongiurare i 55 licenziamenti solo se rimanete uniti»

TERAMO. «Le bacchette magiche non le ha nessuno». Parole schiette quelle di Maurizio Landini, da poco eletto nella segretaria nazionale della Cgil, agli operai dell’Hatria in sciopero da giorni contro l’annuncio di 55 licenziamenti.
Il sindacalista ieri pomeriggio ha voluto parlare agli operai in sciopero, impegnati in una difficile vertenza per la tutela del proprio posto di lavoro. Landini ha innanzitutto assicurato che «qualsiasi decisione voi prendiate la mia confederazione è pronta a sostenervi».
Sostanzialmente il sindacalista ha indicato quelle che lui ha definito tre strade. La prima è «la vostra unità. La possibilità di far cambiare idea all’azienda esiste se possiamo resistere un minuto in più di lei. L’azienda certamente pensa che vi possiate dividere e che a un certo punto qualcuno accetti le sue proposte. E’ bene che ne discutiamo prima». Dalle parole dello storico sindacalista della Fiom si intravede la possibilità di un lungo braccio di ferro. L’invito all’unità vale anche perchè «non è che se passano i licenziamenti quelli che restano saranno al sicuro: bisogna vedere se vorranno continuare a fare gli industriali», ha detto il dirigente sindacale riferendosi ai vertici di Cobe Capital, il fondo di investimento proprietario dell’Hatria.
La seconda indicazione riguarda l’incontro che si terrà stamattina alle 11 con le istituzioni. «L’importante è che si capisca che non è un problema solo vostro. E che quelli che domani vengono qui prendano impegni a cercare delle soluzioni».
E poi la terza strada: «Si può valutare di coinvolgere i ministeri. Penso di poter parlare a nome di tutte le confederazioni: possiamo valutare se portare la vertenza a livello nazionale». Landini ha osservato che fino a quando non si cambia la norma per cui licenziare costa meno che ricorrere agli ammortizzatori sociali – battaglia che vedrà impegnati tutti i sindacati per ottenere una modifica in sede di approvazione di legge di stabilità – situazioni del genere saranno più frequenti.
Il discorso è stato più volte interrotto dagli applausi dei lavoratori, che hanno apprezzato anche l’introduzione del segretario della Filctem di Teramo Giampiero Dozzi e di quella della Femca Cisl Serafino Masci. Entrambi hanno sottolineato che quanto succede nell’azienda che produce sanitari rientra nel processo di «finanziarizzazione dell’economia». Per cui sostanzialmente i fondi d’investimento sostituiscono gli industriali nella proprietà delle aziende. Non a caso Il Cobe Capital non ha intenzione di investire sullo stabilimento teramano, che pur avendo il fatturato in risalita e buone prospettive per la partnership con la multinazionale Grohe si trova a licenziare 55 dipendenti su 185. E i tagli dal 18 potranno diventare realtà.
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