«Poste Italiane paghi gli interessi sui vecchi buoni»

Il giudice di pace accoglie il ricorso di padre e figlio «Valgono le condizioni stabilite al momento dell’acquisto»
TERAMO. Quando sono andati a riscuotere quei buoni fruttiferi postali collocati sul mercato 30 anni fa si sono accorti che gli interessi incassati non erano quelli indicati al momento della sottoscrizione. Alle richieste di chiarimento si sono sentiti rispondere che i tassi erano stati adeguati all’andamento del mercato finanziario e quindi inferiori. C’è voluta una sentenza del giudice di pace Maurizio Piscione a dare ragione a due cittadini teramani, padre e figlio, assistiti dall’avvocato Daniele Di Furia, che hanno citato Poste italiane chiedendo il pagamento di tremila euro di interessi così come indicato al momento della stipula. Il giudice, accogliendo totalmente l’istanza, ha stabilito, con tanto di provvedimento nero su bianco, che Poste italiane paghi la somma. Una sentenza che segue la giurisprudenza sancita di recente dalla Cassazione. Stabilendo che «il rapporto soggiace alle previsioni codicistiche in materia di contratti ed è indiscutibile, quindi, che nessuna modifica alle condizioni contrattuali può essere unilateralmente apportata da Poste italiane, rimanendo primaria la volontà espressa al momento della sottoscrizione dei buoni. Ne consegue che, se l’ufficio postale ha emesso un buono su condizioni vecchie che però risultano in esso riportate e su tali condizioni si è formato l’accordo delle parti, la diversità con le prescrizioni ministeriali non può essere eccepita». Sottolineando, in particolare, un aspetto: «E’ chiaro che la funzione propria dei buoni postali ha l’esigenza di rispondere alle richieste di coloro che li scelgono, pertanto le relative condizioni scelte non possono essere poi regolate in modo diverso da quelle che sono le condizioni rese note ed accettate dal risparmiatore».
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