Potabilizzatore, tutto in regola

La verifica svolta da carabinieri, vigili del fuoco e Arta conferma l’efficienza dell’impianto di Montorio
MONTORIO. È un’ispezione a tutto campo sulla funzionalità dell’impianto quella messa in campo ieri mattina al potabilizzatore di Montorio dai carabinieri del Noe di Pescara, il nucleo operativo ecologico guidato dal comandante Antonio Spoletini, che insieme ai tecnici dell’Arta e ai vigili del fuoco hanno controllato dagli scarichi ai magazzini per verificare che fosse tutto in regola. La collaborazione di Arta e vigili del fuoco, in particolare, si è resa necessaria per poter effettuare tutti i controlli previsti, compresi quelli all’interno dei magazzini dove è stoccato l’acido cloridrico.
A confermare l’ispezione è stato lo stesso Ruzzo, che ha evidenziato come quest’ultima non abbia messo in luce alcun problema confermando, al contrario, la perfetta efficienza dell’impianto e, di conseguenza, la sicurezza dell’acqua erogata. «La verifica di questa mattina si inserisce nell’attività di routine svolta dal Noe», ha sottolineato il direttore generale della Ruzzo Reti Pierangelo Stirpe, «Si è trattato di un normale controllo sulla funzionalità dell’impianto che non ha rilevato alcuna problematica». L’acqua che arriva nelle case dei teramani, dunque, come ribadito dall’azienda acquedottistica, è sicura. E a confermalo sono sia i controlli che vengono svolti tutti i giorni che la stessa verifica effettuata ieri dai carabinieri del nucleo ecologico, che ha evidenziato come il potabilizzatore di Montorio lavori in piena efficienza.
L’impianto, che in questo periodo tratta circa 150-200 litri al secondo, viene generalmente utilizzato per integrare la portata delle sorgenti principali in quei periodi in cui quest’ultima tende a scendere e serve in quota parte soprattutto le zone litoranee della provincia. Attualmente la sua portata è pari a circa il 10% di tutta l’acqua distribuita nel Teramano e dal 2017, in realtà, il suo utilizzo è diventato fondamentale anche a causa dell’impossibilità di utilizzare il punto di captazione situato all’interno dei laboratori ma gestite dalla Ruzzo Reti. Quello stesso punto di captazione che lo scorso anno è stato posto sequestro nell’ambito dell’inchiesta della magistratura sul sistema Gran Sasso, che ha portato a processo dieci persone tra vertici di Infn , Strada dei parchi e Ruzzo reti rilevando quello che, secondo la Procura, sarebbe un permanente pericolo di inquinamento delle acque.
Un’inchiesta alla quale è seguita la nomina di un commissario straordinario per la messa in sicurezza del sistema e che ha messo in luce l’esigenza di realizzare quanto prima quegli interventi volti ad evitare qualsiasi possibilità di contaminazione delle acque. Il punto di captazione incriminato non veniva utilizzato già dal 2017, ma proprio il suo mancato utilizzo ha fatto venire meno un’importante fonte di approvvigionamento della risorsa idrica rendendo di fatto necessario un maggiore utilizzo del potabilizzatore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

