Prati di Tivo, il rischio di chiusura è alto 

Domani scade la quarta asta per vendere gli impianti, se andrà deserta ci sarà il fallimento della Gran Sasso Teramano

TERAMO. La montagna teramana rischia di perdere Prati di Tivo: siamo agli ultimi tentativi e alle ultime speranze per salvare la stazione turistica dal fallimento della Gran Sasso Teramano, che comporterebbe la conseguente chiusura definitiva degli impianti. E sarebbe un disastro, con danni economici irreparabili per tutto il comprensorio.
LA QUARTA ASTA. Domani, 15 settembre, scade la quarta gara di vendita in un unico lotto degli impianti dei Prati di Tivo e di Prato Selva – a esclusione della cabinovia della Madonnina – indetta dalla Gran Sasso Teramano (Gts), la società pubblico-privata in liquidazione proprietaria delle attrezzature. Il bando è di 1.851.305 euro, la metà della cifra iniziale di 3.658.916 euro a seguito dei ribassi, e arriva dopo che i primi tre sono andati deserti. L’asta rappresenta l’ennesimo tentativo per evitare il fallimento della Gts ed evitare la chiusura definitiva della stazione. La società ha, infatti, l’urgente necessità di vendere gli impianti per coprire i debiti che si aggirano sull’importo di circa un milione e 300mila euro, pena l’apertura di una procedura concorsuale.
LE INGIUNZIONI. Una situazione difficile, aggravata ancora di più dai decreti ingiuntivi fatti arrivare alla Gran Sasso Teramano dal Comune di Fano Adriano e dall’Asbuc di Pietracamela, entrambi soci della società, per i canoni pregressi non versati e dovuti per lo sfruttamento dei terreni dove insistono le attività scioviarie, dall’avvio del procedimento (che è ora in attesa di definizione) da parte della Regione per la sospensione al pubblico esercizio degli impianti di risalita per il mancato pagamento dei sopracitati canoni e, in ultimo, dalla diffida (datata 20 agosto) da parte del Comune di Fano ad adempiere alla rimozione delle opere e al ripristino dello stato dei luoghi in relazione alla seggiovia dell’Abetone a Prato Selva.
LA GESTIONE SCADE. E a tutto questo si aggiunge anche l’approssimarsi della scadenza, il prossimo 30 settembre, del contratto di gestione delle attrezzature dei Prati, che rischia di non poter essere riconfermato al gestore Marco Finori o messo a bando se non ci sarà una svolta in positivo per la società. La non riconferma comporterebbe la perdita della stagione invernale dopo un’estate da record di presenze e dopo che tutti gli impianti sono stati sottoposti a manutenzione ordinaria e straordinaria l’anno scorso, anche se resta la necessità di sostituire i tre O’bellx, gli esploditori antivalanga, distrutti da una slavina anomala nella notte tra il 26 e il 27 marzo scorso.
IPOTESI MUTUO. «Ci auguriamo che ci siano offerenti alla quarta gara che ci permettano di salvare la società», spiega Gabriele Di Natale, liquidatore della Gran Sasso Teramano, «se così non fosse dovrò valutare se ci sono i presupposti per un ultimo e definitivo quinto bando, ma solo se il prezzo di vendita delle attrezzature, ulteriormente ridotto, non è inferiore al debito e quindi la gara è consentita dalla legge. Il rammarico», prosegue, «è che finora non c’è stato alcun interesse, nonostante le sollecitazioni, dal mondo imprenditoriale abruzzese per valutare un impegno sul territorio che salvi la stazione. Se non vendiamo gli impianti? Spero che riusciamo a ottenere un mutuo trentennale». Dopo il diniego al finanziamento per ristrutturare il debito della Gran Sasso Teramano richiesto alla Cassa depositi e prestiti del ministero dell’Economia e Finanze (la Cassa non può finanziare una società a partecipazione pubblica come è la Gts, ma solo enti pubblici), Di Natale è in attesa di una risposta da un istituto di credito privato per ottenere un mutuo trentennale con la garanzia contestuale di un bando di gestione per lo stesso lasso di tempo.
ZENNARO. Nel frattempo il deputato del gruppo misto Antonio Zennaro ha chiesto la convocazione di un tavolo istituzionale al presidente della Provincia Diego Di Bonaventura per valutare soluzioni. «Se non c’è la vendita del lotto incorriamo in una procedura concorsuale dai tempi biblici e con la stazione che resterebbe chiusa per anni», dice Zennaro, «la Provincia o la Regione, che sono soci della Gran Sasso Teramano ed enti pubblici strutturati, potrebbero acquistare gli impianti e far ricorso al mutuo della Cassa depositi e prestiti che ha dato la propria disponibilità. Qualora fosse necessario mi faccio promotore di un’interlocuzione con lo Stato per chiedere risorse straordinarie e aggiuntive».
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