Prende in affido bimbo afgano La principessa Soraya ringrazia

TERAMO. La storia di Filippo, Carmine e Momò ha commosso anche la principessa Soraya Malek di Afghanistan. Lo stilista Filippo Flocco due giorni fa era a Seregno, al festival del libro "Voci della...
TERAMO. La storia di Filippo, Carmine e Momò ha commosso anche la principessa Soraya Malek di Afghanistan. Lo stilista Filippo Flocco due giorni fa era a Seregno, al festival del libro "Voci della Storia", e casualmente la nobildonna ha sentito parlare dagli organizzatori, Eva Musci ed Antonio Zappa, della storia dell’affido di quello che allora era un bambino afgano, cioè Momò.
«Era bambino, vagava sulla Teramo-mare che era appena stata aperta», ricorda Flocco, «ero in auto con Luca Boschi e ho visto questo fagotto in mezzo alla strada. Gli ho detto: “Ma questo è un bambino” e ho frenato. Ci siamo fermati al primo slargo. Ho visto dallo specchietto retrovisore un bimbo che arrancava verso di noi, sembrava una marionetta. Era sporco, lacero, in condizioni pietose. Quando ho aperto la portiera lui ha unito le manine e ha fatto un inchino. E' stato il nostro primo modo di comunicare: lui parlava solo il farsi. I primi tempi ci siamo capiti con i disegni».
Flocco con quello che all’epoca era il suo compagno e ora è suo marito, Carmine Pavone, ha portato il bimbo all’identificazione – è stata stimata la sua età fra i 7 e i 10 anni – e poi è stato sistemato in una casa famiglia, dove lo stilista faceva volontariato. Pian piano Momò, al secolo Alì Hassani ,è entrato a casa di quelli che poi sono nei fatti diventati i suoi genitori. «Nel tempo è stato accudito, cresciuto da noi, sempre seguito dalla casa famiglia con cui noi l'avevamo in affido congiunto».
Ora Momò è diventato un uomo. «Ha scelto di proseguire gli studi a Parigi, fa una scuola di ortoprotesistica bionica, ora ha 21 anni», riprende Flocco, «ha la sua fidanzata, la sua casa, il suo cane e lavora in un bar insieme a ragazzi afgani, che noi conosciamo. Noi siamo sempre da lui: siamo una famiglia non usuale ma amorosa e solida. Ora aspetto i nipotini».
La principessa ha ascoltato tutto questo. Ed è rimasta molto colpita. «Mi ha detto che quando una persona salva la vita di un afgano salva l'intero Afghanistan. Mi ha regalato uno scrigno di lapislazzuli con lo stemma reale come segno di gratitudine», racconta Flocco, «io mi sono preso la liberà di invitarla in Abruzzo: anche se sembrano lontani i due popoli sono simili: hanno una capacità di rialzarsi dai drammi, hanno una natura fiera e orgogliosa e una grande capacità di resilienza». (a.f.)
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