«Pressioni per favorire l’ex assessore»

Il dirigente del Ruzzo Giambuzzi: «Chiamarono Mastromauro e Ruffini per la costruzione della casa di Di Giacinto»
TERAMO. «Sollecitazioni continue» le definisce Domenico Giambuzzi, dirigente della Ruzzo Reti, nelle tre ore di audizione in cui, in un’aula di tribunale, ricostruisce con estrema precisione uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta Castrum: quello che riguarda lo smaltimento delle acque di falda e cantiere aperto per la costruzione dell’immobile dell’ex assessore comunale di Giulianova Nello Di Giacinto con i lavori affidati all’impresa Rima di Stefano Di Filippo, il marito della dirigente comunale ora sospesa Maria Angela Mastropietro, tutti e tre imputati insieme ad altri nove per un giro di appalti e mazzette ipotizzato dai pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta.
Al centro dell’udienza di ieri il no allo smaltimento di quelle acque nelle condotte delle acque fognarie. La richiesta di Di Giacinto, all’epoca, venne fatta alla Ruzzo dopo l’impossibilità di usare i canali di scarico a mare del Comune chiusi per la stagione estiva. La Ruzzo respinse perchè già in prossimità della stagione balneare. «Poteva condizionare la corretta funzionalità del depuratore di Giulianova» ribadisce Giambuzzi in aula nella sua veste di teste sia della pubblica accusa sia della difesa. Che elenca quelle che definisce «le tante telefonate» ricevute su quella pratica dopo il no: Claudio Ruffini, ex sindaco di Giulianova ed ex presidente della Provincia all’epoca dei fatti capo della segreteria del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, il sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro e un geometra del Comune di Giulianova per conto dell’allora dirigente Mastropietro. Dice in aula Giambuzzi: «Ho ricevuto tante telefonate con sollecitazioni. Una volta fui chiamato da un geometra del Comune di Giulianova a nome dell’ingegner Mastropietro che sollecitava questa pratica. Dissi che non c’era nessuna possibilità per i mesi estivi proprio perchè ogni apporto poteva condizionare la corretta funzionalità del depuratore». Ricorda come fu lui stesso a chiamare Di Giacinto, dopo una sua precedente telefonata per avere informazioni sull’esito della pratica, per dirgli che quella richiesta non poteva essere accolta «e quindi era inutile chiamare o far chiamare». E continua davanti ai giudici: « Fui contattato da Claudio Ruffini per avere informazioni su quella vicenda. Mi si chiedeva se c’era la possibilità di sbloccare la pratica per il nulla osta».
E aggiunge: «Anche il sindaco Mastromauro mi chiamò» confermando, a questo proposito, quanto detto nel verbale di sommarie informazioni del dicembre 2016: «Mi sembrò non un interesse personale ma una chiamata fatta per capire come stessero le cose». In quel verbale del 2016, quando venne ascoltato dagli inquirenti come persona informata sui fatti, Giambuzzi definì «pressioni» tutte quelle richieste. In aula le chiama «sollecitazioni». E c’è un’altra conversazione che Giambuzzi riferisce: quella con l’ex assessore comunale all’ambiente Archimede Forcellese. «Mi lamentai con lui di questa insistenza sulla pratica Di Giacinto. Gli dissi che il Comune di Giulianova da una parte chiedeva alla Ruzzo una maggiore attenzione nella gestione del depuratore soprattutto per la questione balneazione e dall’altra ci sollecitava a fare deroghe su principi importanti e feci proprio l’esempio della richiesta di Di Giacinto. A questo proposito mi lamentai dell’insistenza dell’ingegner Mastropietro». Sia la difesa di Di Giacinto (rappresentata dagli avvocati Gennaro Lettieri e Martina Barnabei) sia quella della Mastropietro (affidata all’avvocato Guglielmo Marconi) hanno insistito molto sull’assenza da parte della Ruzzo Reti di un provvedimento di diniego scritto. In aula oltre a Giambuzzi, sono stati ascolatati un altro dipendente della Ruzzo e un dirigente del Comune di Giulianova. Si torna in aula nel mese di ottobre.
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