Presta soldi al 30 per cento: arrestata

13 Maggio 2019

Quarantenne bloccata dai carabinieri all’appuntamento con una donna che si era rivolta a lei per pagare debiti di gioco

TERAMO. Ha resistito fin quando ha potuto. Poi le telefonate sono diventate sempre più frequenti, i toni sempre più minacciosi, le richieste sempre più alte. In poco tempo quella somma di 1500 euro chiesta ed ottenuta per far fronte a un debito di gioco è diventata un incubo: avrebbe dovuto restituirla con il 30 per cento in più. E forse non sarebbe bastato.
Così una quarantenne giuliese, famiglia e lavoro da operaia in una fabbrica della zona, ha chiesto aiuto ai carabinieri per denunciare la donna che le aveva prestato i soldi. La trappola è scattata nel tardo pomeriggio di sabato, alla periferia di Giulianova dove era stato concordato l’appuntamento per la restituzione della prima rata del debito: complessivamente quattrocento euro. E qui i carabinieri di Giulianova hanno arrestato Ersilia Di Rocco, rom di 41 anni già conosciuta alle forze dell’ordine. La donna è finita in carcere con le pesanti accuse di usura ed estorsione, stessi reati contestati alla figlia poco più che ventenne che è stata denunciata. La Di Rocco già oggi potrebbe comparire davanti al giudice per l’udienza di convalida: potrà dare la sua versione dei fatti o avvalersi della facoltà di non rispondere. Nel frattempo le indagini dei carabinieri proseguono per raccogliere ulteriori elementi d’accusa nell’ambito del fascicolo già aperto dalla Procura. Il caso dell’operaia è uno dei tanti in una realtà in cui, così come ormai da tempo raccontano svariate inchieste giudiziarie, il fenomeno resta. Ha un nome che fa paura l'infinito girone dantesco dove s'avvita: si chiama usura. Tecnicamente «un prestito concesso con il tasso d'interesse superiore al massimo indicato dal ministero del Tesoro». In pratica un pozzo nero dove s'ammassano ansia e solitudine, disperazione e impotenza. Come è successo all’ennesima vittima. La donna giuliese ai carabinieri ha raccontato di dover saldare un debito di gioco ma di non poter toccare i soldi del suo stipendio che servono per sostenere l’economia familiare. Così qualcuno le ha consigliato di chiederli in prestito facendole un nome. Lei ci è andata, ha chiesto e avuto. «All’inizio è sembrato tutto tra amici» ha raccontato ai militari. Ma così non è stato. Perché in poco tempo quella somma da restituire è diventata una sorta di valanga che l’ha travolta con le richieste di restituzione diventate sempre più pressanti, i toni sempre più minacciosi e quel 30 per cento in più destinato ad aumentare.
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