Prigionieri di un cantiere sospeso

Silvi, da mesi lavori post-sisma interrotti in un edificio popolare: balconi inagibili e caduta di calcinacci
SILVI. Protestano le famiglie delle palazzine Ater in via Spezzaferro 26 a Silvi. Tutto l’edificio è stato oggetto, nella parte iniziale dell’estate, di una parziale ristrutturazione a causa di lesioni derivanti dal terremoto 2016: poi, dopo la pausa di agosto, i lavori si sono bloccati a inizio settembre. A ridosso del muro esterno sono però rimaste le impalcature, ci sono calcinacci che cadono dall’alto e le famiglie sono rimaste prive dei balconi, sui quali i lavori sono stati lasciati a metà. Nove sono le famiglie assegnatarie degli appartamenti che da due mesi stanno vivendo un vero e proprio incubo.
Un inquilino racconta: «Siamo molto preoccupati, la notte capita che salgano ignoti sulle bancate e non ci sentiamo sicuri. Poi ogni tanto sentiamo qualche calcinaccio che scende dai piani superiori, non si può vivere così. I lavori di sistemazione post terremoto sono iniziati ma non sono terminati, a giugno la ditta esecutrice è venuta a montare i ponteggi, è stato rotto il tetto, sopra hanno messo la guaina e tutto stava andando bene. Poi hanno cominciato a rompere tutti i balconi sia sul lato cucina che sul lato sala. Volevano chiuderci dentro e fissarci le finestre con i piombi, ma visto il caldo dell’estate ci siamo chiaramente opposti: nelle nostre case ci sono bambini, anziani con ossigeno, persone che hanno difficoltà a deambulare. Risultato, da giugno non possiamo usare i balconi. A un certo punto muratori e carpentieri non si sono fatti più vedere, ci hanno detto a causa dei mancati pagamenti da parte dell’Ater». L’inquilino continua: «Visto lo stallo che perdurava siamo andati sotto il Comune, ma l’appuntamento con il sindaco è saltato. Poi ci siamo rivolti alla dirigenza dell’Ater senza ottenere nulla, ora la ditta dice che vogliono smontare le impalcature e metterci dei legni di protezione davanti alle uscite».
Dai vertici dell’’Ater, alcune settimane fa, è stato assicurato al Centro che le somme per far riprendere i lavori erano in pagamento. Ma da quel momento nulla è cambiato.
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