Primo round elettorale per scegliere il sindaco

10 Giugno 2018

Morra parte favorito tra sette sfidanti, ma decisivo sarà il ballottaggio del 24

TERAMO. Il gong suona alle 7. L’apertura dei seggi segnerà l’inizio del primo round per l’elezione del sindaco. Sul ring si affrontano in sette e per due di loro la sfida non terminerà oggi alle 23. La chiusura delle urne e il successivo spoglio molto probabilmente decreteranno il risultato che tutti si aspettano: l’assegnazione della fascia tricolore passerà attraverso il ballottaggio in programma il 24 giugno.
IL FAVORITO. Con il favore del pronostico, almeno per un posto nella sfida decisiva in programma tra due settimane, parte il candidato sindaco del centrodestra Giandonato Morra. La sua designazione è stata complicata dalle resistenze opposte dalla Lega, per una questione di metodo che ha rischiato di far saltare l’intesa, ma alla fine ha ricompattato lo schieramento, ad eccezione dei gruppi civici riferiti al consigliere regionale Mauro Di Dalmazio. L’aspirante sindaco di centrodestra ha il sostegno di sei liste, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Futuro in, “Oltre” e il “Popolo della famiglia”, nelle quali tra l’altro milita una buona parte di consiglieri e amministratori dell’ex maggioranza decaduta a dicembre, e un credito personale che gli attribuiscono un vantaggio sugli avversari.
GLI SFIDANTI. La vera incognita è sul nome dell’altro contendente che, salvo risvolti clamorosi del turno odierno, se la vedrà con Morra nel confronto decisivo tra due domeniche. Si annuncia una battaglia fin quasi all’ultimo voto. Il Movimento 5 stelle del candidato sindaco Cristiano Rocchetti, stando alle esternazioni lanciate dal palco durante i comizi di chiusura della campagna, si sente già al ballottaggio. Forti del 40% ottenuto nelle politiche di marzo e di un governo amico che sul territorio provinciale conta tre parlamentari pentastellati, i grillini puntano dritto alla tornata supplementare per sbarazzarsi anche del centrodestra e instaurare l’amministrazione del cambiamento. A contendergli il risultato sarà il centrosinistra a cui, nonostante gli sforzi, non è riuscita l’operazione ricompattamento. Gianguido D’Alberto, candidato sindaco dell’alleanza civica di “Teramo vive”, “Teramo 3.0” e “Insieme possiamo”, ha ricevuto il sostegno ufficiale del Pd all’esito del referendum in cui gli iscritti hanno scelto tra lui e Giovanni Cavallari. Quest’ultimo, in corsa con la lista “Bella Teramo”, annovera però tra i suoi candidati consiglieri dirigenti Dem che non hanno condiviso la svolta nel partito. Dal centrodestra, invece, si è staccato Di Dalmazio che affronta il giudizio delle urne alla guida della coalizione formata dalla sua civica “Al centro per Teramo” e da “Azione politica”, movimento fondato dell’imprenditore Gianluca Zelli e rappresentato in città dall’ex assessore Rudy Di Stefano. Ex della maggioranza è anche Alberto Covelli, in corsa con “Popolari con Teramo” del vicesindaco dell’amministrazione naufragata per contrasti interni alla maggioranza Alfonso Di Sabatino Martina e “Abruzzo insieme” che fa capo al consigliere regionale Andrea Gerosolimo. Chiude il lotto dei concorrenti che puntano al seggio più prestigioso in consiglio comunale Paola Cardelli, consigliera comunale uscente eletta quattro anni fa con il Movimento 5 stelle, da cui ha preso le distanze, candidata sindaco con “Sinistra per Teramo”.
IL PRECEDENTE. L’approdo al ballottaggio non sarebbe una novità assoluta per i quasi 47mila teramani chiamati al voto. Già nel 2014 fu necessario il secondo turno per eleggere il sindaco. In quel caso l’uscente Maurizio Brucchi non centrò il successo immediato per meno di 200 preferenze e dovette affrontare la sfida due con Manola Di Pasquale. Nonostante la candidata di Pd e “Teramo cambia” partisse con uno svantaggio di quasi la metà dei voti rispetto al sindaco sostenuto dal centrodestra, costrinse quest’ultimo a un confronto tiratissimo che si concluse con uno scarto ridotto a favore del primo cittadino confermato. Le sei liste che appoggiavano Brucchi ottennero comunque la maggioranza assoluta dei seggi in aula grazie al fatto che superarono il 50% dei consensi. La più votata risultò “Futuro in” di Paolo Gatti che ottenne 5.638 dei 35.218 voti validi, pari al 17,11%. Al secondo posto si piazzò il Pd con il 16,55% e al terzo l’Ncd con l’11,69%. In corsa, con gli altri cinque candidati sindaco oltre a Brucchi e Di Pasquale, c’erano per la prima volta anche i grillini. L’aspirante primo cittadino Fabio Berardini, a marzo eletto deputato, raggiunse l’8,26% dei consensi e la sua lista arrivò al 7,62% portando in aula due consiglieri.
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