Processo bis per la bancarotta In aula l’imprenditore Rapagnà

23 Maggio 2015

TERAMO. Nella quinta udienza del processo bis per il crac Curti-Di Pietro in aula parlano nuovi testi della pubblica accusa. Ci sono i finanzieri che hanno seguito le indagini e l’imprenditore...

TERAMO. Nella quinta udienza del processo bis per il crac Curti-Di Pietro in aula parlano nuovi testi della pubblica accusa. Ci sono i finanzieri che hanno seguito le indagini e l’imprenditore Alberto Rapagnà che, così come già fatto nel primo processo, ha raccontato di quando nel 2008 vendette la concessione del Lido Atlantic alla società Kappa Immobiliare. «La bozza preliminare dell’atto fu fatta dal commercialista Carmine Tancredi», dice in aula Rapagnà, «dopo il pagamento non sapevamo a chi intestare la fattura che poi venne intestata alla Kappa Immobiliare». Tancredi (socio di studio dell’ex presidente della Regione Gianni Chiodi che è del tutto estraneo alla vicenda) è uno degli otto imputati nel processo: a lui la procura contesta il reato di concorso in bancarotta. Il commercialista è stato consulente degli imprenditori Maurizio Di Pietro e Guido Curti condannati in primo grado a sei anni per bancarotta fraudolenta. Per i due e per l’altro imprenditore Nicolino Di Pietro (condannato a tre anni nel primo processo) è stato lo stesso il pm Irene Scordamaglia a chiedere in udienza preliminare il non doversi procedere per il principio giuridico del ne bis in idem (non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto) visto che per il concorso nella bancarotta sono stati già giudicati e condannati. I Di Pietro e Curti questa volta sono imputati per alcuni reati fiscali legati alle sorti di una delle società coinvolte. A processo anche Antonio Zacchei, Marco Paolo Di Anastasio, Luciano Seghetti e Loredana Cacciatore.