Processo case squillo proprietario patteggia

ALBA ADRIATICA. Un altro patteggiamento nel processo in corso sulle cosiddette “case del sesso”, appartamenti di Alba Adriatica e Villa Rosa in cui, secondo l’accusa, si svolgeva attività di...
ALBA ADRIATICA. Un altro patteggiamento nel processo in corso sulle cosiddette “case del sesso”, appartamenti di Alba Adriatica e Villa Rosa in cui, secondo l’accusa, si svolgeva attività di prostituzione e che vennero sequestrati dalla polizia dopo un clamoroso blitz nel 2014. La scelta del rito alternativo è stata seguita da quasi tutti i proprietari delle abitazioni che, in questo modo, hanno potuto riavere gli immobili sequestrati e che, in caso di condanna al termine del dibattimento, rischiavano la confisca. Ieri mattina S.G. di Alba (assistito dall’avvocato Alessandro Angelozzi) ha patteggiato un anno (pena sospesa) davanti al collegio presieduto da Paolo Andrea Vassallo. L’uomo ha ottenuto il dissequestro di sette appartamenti di cui risulta proprietario. Dissequestro possibile dopo che la Procura ha stabilito di aver effettuato, all’epoca dei fatti, un sequestro preventivo mirato ad evitare la reiterazione del reato e non un sequestro finalizzato alla confisca. Confisca che per il reato in questione – l’articolo 3 della legge Merlin, ovvero «aver dato in locazione appartamenti allo scopo dell’esercizio della prostituzione» – non è obbligatoria ma facoltativa. Proprio il fatto che si sia andati a giudizio per questo reato e non per il favoreggiamento della prostituzione, dopo una lunga battaglia in Cassazione, rende il processo teramano un caso pilota in Italia. A processo sono finiti in 16 tra proprietari e intermediari. Secondo l’accusa, ed è questo il filo che lega sei mesi di indagini tra intercettazioni e pedinamenti, i proprietari sapevano quello che accadeva nelle loro case affittate. Erano, sostiene l’accusa, i referenti degli intermediari a cui le ragazze, già prima di arrivare in Italia, si rivolgevano per trovare casa, per farsi ritrarre in pose destinate a finire sui giornali specializzati in annunci di prestazioni sessuali e su vari siti internet. Di diverso avviso, invece, la difesa «per cui i proprietari non sapevano nulla di quello che avveniva negli appartamenti affittati».(d.p.)
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