Processo Castrum: una nuova inchiesta

16 Novembre 2019

Indagati per abuso d’ufficio Mastropietro e il marito, Di Giambattista e Di Giacinto per il caso delle acque di cantiere

GIULIANOVA. A poco più di un mese dalle sentenze di condanna di primo grado, la Procura apre il fascicolo Castrum ter scrivendo una nuova pagina in una delle inchieste giudiziarie per corruzione sicuramente più complesse e sfaccettate degli ultimi anni.
L’inchiesta (pm Andrea De Feis titolare con il collega Luca Sciarretta di tutti gli altri fascicoli) nasce dagli atti con cui il tribunale, a fine processo, ha rinviato alla Procura il caso dello smaltimento delle acque dal cantiere di costruzione dell’abitazione dell’ex assessore comunale Nello Di Giacinto. Solamente per quell’episodio Di Giacinto, nella sua veste di privato, era finito a processo con l’accusa di corruzione insieme alla dirigente comunale (ora sospesa) Maria Angela Mastropietro, al marito di quest’ultima Stefano Di Filippo, la cui impresa edile stava realizzando l’abitazione e a Filippo Di Giambattista all’epoca dei fatti amministratore di Giulianova Patrimonio e progettista e direttore dei lavori nel cantiere dell’abitazione.
A fine processo il collegio (presidente Franco Tetto) in una ordinanza ha ravvisato, per questo specifico capo d’imputazione l’assenza del reato di corruzione (per cui c’è stata l’assoluzione) riqualificando l’ipotesi del reato in abuso d’ufficio. E proprio con questa ipotesi di reato la Procura ha aperto un nuovo fascicolo iscrivendo i nomi di Mastropietro, Di Filippo, Di Giacinto e Di Giambattista. Le indagini, con la delega alla guardia di finanza a fare nuove acquisizioni di atti, sono già partite.
Secondo la Procura, così è stato ricostruito nel primo capo d’imputazione «a seguito della mancata autorizzazione allo smaltimento delle acque di cantiere da parte della Ruzzo Reti» le acque di falda e di cantiere sarebbero state smaltite illecitamente nelle condotte comunali delle acque nere. E a questo proposito così hanno scritto i giudici nell’ordinanza emessa a tal riguardo a fine processo: «in tale prospettiva il comportamento tenuto dalla Mastropietro si è atteggiato in termini di comportamento di carattere omissivo riferito alla violazione dei doveri di vigilanza e di intervento strettamente connessi alla posizione di garanzia configurabile in capo alla Mastropietro e finalizzati ad interrompere la predetta condotta di scarico abusivo nelle condotte di proprietà comunali, come delineati dalla normativa di settore; omissione comportamentale nella specie intenzionalmente orientata a far conseguire un vantaggio patrimoniale al Di Giacinto (ed indirettamente al proprio coniuge Di Filippo) e quindi come tale in astratto idonea a configurare i profili di illiceità penalmente rilevante ai sensi degli articoli 110 e 323 (abuso d’ufficio in concorso (ndr)». Da ricordare che in primo grado il tribunale ha accolto in pieno la tesi accusatorio di un presunto giro di appalti e mazzette infliggendo complessivamente pene per 24 anni di carcere a Mastropietro, Di Filippo,ai fratelli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni, a Carmine Zippilli e Ennio Di Saverio.
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