Processo ex Tercas, tutto da rifare

29 Gennaio 2019

A Roma cambia un giudice, si ricomincia dopo 43 udienze e 50 testi già sentiti

TERAMO. La premessa da cui partire è che nessun avvocato difensore ha dato il proprio consenso alla rinnovazione degli atti. E questo, fuori da ogni tecnicismo giuridico, significa che il processo in corso a Roma per il crac dell’ex Tercas ricomincia da capo.
Dopo 43 udienze e una cinquantina di testi già sentiti (tutti quelli citati dalla pubblica accusa e i primi delle difese) è cambiato uno dei giudici del collegio. Il processo, per il cambio di un giudicante, deve ricominciare dall’inizio a meno che gli avvocati diano il proprio consenso alla rinnovazione degli atti. Cosa che nelle aule di giustizia non avviene quasi mai. E anche questa volta è andata così. Si riparte il 6 aprile e non è da escludere che, così come successo nel primo processo, si ripresenti l’eccezione di incompetenza territoriale respinta la prima volta. Gli indagati sono 14 e le accuse principali in questo procedimento sono quelle di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, appropriazione indebita, ostacolo alle funzioni della vigilanza.
L’imputato principale è l’ex direttore generale Antonio Di Matteo. Secondo l’accusa l’ex dg (assolto al termine del processo a Teramo per la presunta truffa delle azioni ex Tercas) sarebbe stato il dominus dell’associazione per delinquere. (d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.