Processo per l’acqua, in aula sfilano 10 testi

1 Febbraio 2024

Sentiti dirigenti dell’azienda sanitaria e della Ruzzo Reti per l’allarme del maggio di sette anni fa

TERAMO. Il filo conduttore è sempre lo stesso: un sistema acquifero messo continuamente a rischio dalla convivenza forzata con strutture quali laboratori di fisica nucleare e gallerie autostradali dell’A24. Nella nuova udienza del processo per l’ acqua del Gran Sasso in corso davanti alla giudice Claudia Di Valerio, in aula sono stati ascoltati altri numerosi testi della Pubblica Accusa. Tra cui dirigenti della Ruzzo Reti e gli allora vertici del Sian della Asl teramana, il servizio igiene degli alimenti e nutrizione competente sui controlli dell’acqua che nel maggio del 2017 fecero scattare il divieto di bere l’acqua dopo che alcuni controlli avevano evidenziato la presenza di un odore non conforme e di tracce di toluene. Che, è stato ribadito in aula dagli allora dirigenti della Asl, «erano state riscontrate in quantità considerate non pericolose per la salute umana così come stabilito dall’istituto superiore della sanità». Ancora una volta i testi citati dalla Pubblica Accusa hanno evidenziato come la scoperta era stata fatta pochi giorni dopo i lavori di verniciatura della segnaletica orizzontale fatta all’interno del traforo del Gran Sasso. Nel procedimento, che vede dieci imputati tra i vertici dell’Istituto di fisica nucleare, Strada dei Parchi e Ruzzo, la Procura (titolari del fascicolo i pm Greta Aloisi, Davide Rosati e Stefano Giovagnoni) contesta i reati di inquinamento ambientale e getto pericolose di cose. Prossima udienza in programma a marzo sempre con i testi della Pubblica accusa.(d.p.)
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