Processo per l’acqua, si riparte a settembre

21 Giugno 2022

Prima udienza il 28: dieci gli indagati tra vertici di Ruzzo Reti, Istituto di fisica e Strada dei Parchi

TERAMO. Riprenderà il 28 settembre, dopo una lunga sospensione dovuta al cambio del giudice, il processo sull’acqua a rischio del Gran Sasso. Dopo il passaggio in Corte d’appello del magistrato Domenico Canosa, davanti a cui il procedimento è iniziato, a settembre il procedimento approderà davanti al giudice Claudia Di Valerio da poco arrivata al tribunale di Teramo. L’istruttoria dibattimentale, dopo l’audizione dei carabinieri del Noe (testi d’accusa) già svolta, prevede l’audizione in aula dei consulenti della Pubblica accusa e da qui, probabilmente, si ripartirà. Questo a circa tre anni dalla prima udienza (era ottobre del 2019) e dopo svariati rinvii dovuti all’emergenza Covid: le udienze, proprio per questo, da qualche tempo si tengono all’università per garantire il distanziamento sociale alle numerose parti presenti. Nel procedimento, che vede dieci imputati tra i vertici dell’Istituto di fisica nucleare, Strada dei Parchi e Ruzzo, la Procura (titolari del fascicolo i pm Greta Aloisi, Davide Rosati e Stefano Giovagnoni) contesta i reati di inquinamento ambientale e getto pericolose di cose. Il processo è nato da un’inchiesta che ha posto sotto la lente di ingrandimento di investigatori e inquirenti l’intero sistema Gran Sasso, evidenziando quella che la Procura ha definito come un permanente pericolo di inquinamento delle acque. In un contesto, quello ipotizzato dalla stessa Procura, in cui sarebbero emerse presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate.(d.p.)
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