Processo Santoleri, accuse confermate dalla vicina

11 Giugno 2019

Una condomina: «Quella notte vidi l’auto dei due parcheggiata in modo insolito Il bagagliaio era attaccato alle scale come se volessero caricare qualcosa»

TERAMO. C’è la vicina di casa a raccontare «quella notte di ottobre in cui mi colpì veder parcheggiata in modo insolito la loro auto con il bagagliaio rivolto verso le scale» e c’è la farmacista a ricordare «ho avuto tra le mani la tessera sanitaria di Renata Rapposelli e mi sono trovata davanti una donna molto provata».
Nella settima udienza del processo per l’omicidio della 64enne pittrice sono ancora i testi della Procura a declinare le accuse sostenute dal pm Enrica Medori contro Giuseppe e Simone Santoleri, ex marito e figlio della donna, imputati di omicidio volontario aggravato. Per gli inquirenti sono stati loro ad uccidere al termine di una violenta lite scoppiata per motivi economici nella casa di Giulianova. Per sostenere come in quei giorni di ottobre 2017, in particolare il 9, la donna si trovasse a Giulianova per incontrare il figlio che credeva gravemente malato, il pm ha citato la farmacista di Tortoreto che il 25 ottobre chiamò la trasmissione “Chi l’ha visto”, in occasione della notizia relativa alla scomparsa della pittrice dalla sua abitazione di Ancona, per dire che qualche giorno prima le era stata mostrata la sua tessera sanitaria. «Ricordo perfettamente di aver letto Renata Rapposelli», ha detto ieri in aula, «perché aveva lo stesso cognome di un collega. Non posso dire con certezza se la donna che ho avuto davanti in quel momento fosse quella che poi ho visto nelle foto, ma sicuramente ricordo di aver visto in farmacia una persona provata».
Prima di lei, in aula, le parole di una vicina di casa che davanti alla corte d’assise presieduta da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano) ha ricordato di aver notato la notte tra il 9 e il 10 ottobre (quella della scomparsa ndr) la vettura dei Santoleri parcheggiata con il bagagliaio rivolto verso la scalinata. «Ero uscita per portare i cani fuori», ha detto, «e ho vista la vettura. Mi colpì l’anomalia perchè loro erano abitudinari. La mattina successiva l’auto era parcheggiata con il bagagliaio verso la strada». La Procura sostiene che quella notte i due abbiano messo il corpo in macchina e successivamente scaricato in una scarpata di Tolentino. Qualche giorno dopo la data presunta del viaggio nelle Marche, l’auto fu portata dal meccanico, per un guasto al cambio. «Quella rottura», ha detto ieri in aula l'artigiano, «potrebbe essere stata provocata anche da un colpo ricevuto su un percorso accidentato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA