Processo Tercas aperto e subito rinviato

Non c’è accordo sulle parti civili: le difese contro la costituzione della Fondazione e dei piccoli azionisti
TERAMO. Aperto e subito rinviato il processo per il crac della Banca Tercas davanti alla nona sezione penale del tribunale di Roma, cui è stata assegnata la competenza sui reati societari e finanziari. La nuova udienza è stata fissata per il 4 marzo prossimo. Che potessero esserci degli intoppi era abbastanza prevedibile e infatti sono emersi subito: difetti di notifica per alcuni imputati, ma soprattutto c’è stata una discussione sull’ammissione delle parti civili. Gli avvocati di alcuni dei 14 imputati hanno contestato l’ammissibilità degli azionisti, ritenendo che la costituzione della Tercas sia di per sé sufficiente a rappresentare i loro interessi. Gli avvocati delle difese hanno contestata non solo la costituzione dei piccoli azionisti – circa una trentina rappresentati dall’avvocato Renzo Di Sabatino – ma anche della Fondazione Tercas, l’ente che deteneva il 60% del capitale della banca, la cui partecipazione azionaria è andata completamente in fumo dopo l’azzeramento del titolo. La discussione sull’ammissibilità con gli avvocati di parte civile e con i pubblici ministeri – Francesca Loy, Giuseppe Casciani e maria Sabina Calabretta – non si è esaurita: sarà conclusa nell’udienza del 4 marzo prossimo, dopo di che il tribunale, presieduto dal giudice Caterina Brindisi, deciderà in merito.
Ma quasi certamente gli intoppi non finiranno lì perché, con tutta probabilità gli avvocati delle difese, o almeno una parte di loro, una volta stabilita la costituzione delle parti civili, solleveranno l’eccezione di competenza territoriale poiché a loro giudizio il processo deve svolgersi a Teramo dove è avvenuta o ha avuto origine la maggior parte dei fatti che hanno determinato il tracollo della banca, con 600 milioni di perdite. Eccezione già presentata in sede di udienza preliminare e respinta dal gup Giulia Proto, ma il tribunale potrebbe decidere diversamente. In tal caso gli atti del processo verrebbero trasmessi alla procura di teramo e tutto dovrebbe ripartire da zero, cioè dalla fase delle indagini preliminari con la successiva riformulazione dei capi di imputazione. Occorrerebbero mesi prima di arrivare eventualmente a un nuovo dibattimento e si avvicinerebbero i termini di prescrizione. Il 4 marzo prossimo si saprà quindi se l’ex direttore generale della Tercas Antonio Di Matteo, l’ex presidente Lino Nisii e gli altri 12 imputati saranno giudicati a Roma o a Teramo. (e.a.)
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