Proposta di Brucchi: settimana corta nelle scuole primarie

Primo incontro con i presidi: l’obiettivo è risparmiare su bollette e personale con gli edifici chiusi di sabato
TERAMO. L’amministrazione comunale rispolvera una vecchia consuetudine per far quadrare i conti del bilancio comunale che andrà in approvazione il 30 aprile: quella del “sabato fascista”. E’ intenzione del Comune infatti lasciare chiuse le scuole il sabato per il prossimo anno scolastico, dunque da settembre, per contenere i costi di riscaldamento, luce e acqua, pulizia dei locali, manutenzione e personale impiegato. Un’ipotesi che riguarderebbe solo le scuole primarie, dunque le materne comunali, elementari e medie, e che ieri è stata sottoposta ai dirigenti scolastici di cinque istituti comprensivi. La legge infatti, come spiegato dall’assessore all’istruzione Piero Romanelli, prevede che il Comune possa formulare solo una proposta, ma devono essere i presidi a dare l’ok attraverso un passaggio con l’ufficio scolastico provinciale chiamato a dare attuazione alla proposta. L’idea è stata formulata dall’assessore al bilancio Eva Guardiani – alle prese con i conti da chiudere – che ha sottolineato come, con questa soluzione, anche i costi del trasporto scolastico, ridotti di quattro giornate al mese, verrebbero tagliati di circa 100mila euro l’anno.
Il sindaco Maurizio Brucchi ha voluto chiarire al termine dell’incontro che per il momento nessuna decisione è stata sancita. «Abbiamo voluto ascoltare i presidi sia per capire dal punto di vista pedagogico cosa comporterebbe un simile cambiamento, ma anche per recepire eventuali difficoltà organizzative dal momento che Teramo presenta una situazione a macchia di leopardo», ha detto Brucchi. «Ci sono plessi che ad esempio già fanno il tempo pieno o stanno sperimentando l’orario prolungato. La nostra ipotesi è orientata verso la settimana corta che consiste nella redistribuzione delle cinque ore del sabato da spalmare dal lunedì al venerdì. In questo modo andremmo a uniformare le attività di tutti i plessi. Tuttavia saranno i presidi a darci indicazioni più puntuali in merito Ho chiesto loro di rappresentare le situazione in una mail agli uffici per avere un quadro più chiaro a maggio, quando ci reincontreremo per fare il punto».
L’assessore Romanelli ha ridimensionato la portata rivoluzionaria di un’eventuale attuazione: «In realtà, al di là dei sensibili risparmi, in questo modo andremmo a uniformare Teramo a tante altre realtà italiane che già adottano la settimana corta, ma anche ad altri comuni del Teramano come Atri e Roseto». L’assessore spiega inoltre che si tratta di un’ipotesi che l’amministrazione ha provato a percorrere da tempo dal momento che cinque anni fa sottopose questa ipotesi in un sondaggio diffuso tra le famiglie a cui il 50% rispose favorevolmente.
Marianna De Troia
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