Prostituzione, no alle multe ai clienti
Appello di “On the road” e altre associazioni alle istituzioni: «Così le vittime di tratta si nascondono»
TERAMO. Criminalizzare i clienti non serve a contrastare la prostituzione ma solo a nasconderla. Criminalizzare i clienti non significa combattere la tratta ma aumentare l’insicurezza di chi ne è vittima. E’ il nodo dell’appello rivolto da una serie di istituzioni, fra cui “On rhe road” alle istituzioni.
Un appello che riguarda molto da vicino la provincia di Teramo, viste le tante ordinanze sindacali che multano i clienti.
Le organizzazioni «ribadiscono la loro contrarietà ad ogni forma di regolazione della prostituzione orientata in senso proibizionista, a iniziare dalla criminalizzazione dei clienti», scrivono nell’appello, «Infatti, ogni azione punitiva o repressiva (norme di legge, ma anche ordinanze e divieti degli enti locali, Daspo), come per altro dimostrano le analisi e le ricerche di settore, rende meno efficace il lavoro di chi tutti i giorni è a fianco, nelle strade come nelle strutture di accoglienza, delle persone coinvolte nella tratta e più in generale nella prostituzione forzata ma anche, e soprattutto, non risolve il problema, anzi finisce per rendere più sole e fragili le vittime di grave sfruttamento. Il proibizionismo, come le altre ipotesi normative come quelle che guardano al “modello svedese”, nascondono e non risolvono, spingono verso le diverse forme di “indoor”, determinando uno spostamento forzato delle vittime in luoghi irraggiungibili per i servizi sociali e socio-sanitari».
Per questo “On the road” e le altre organizzazioni, da un lato riaffermano l’efficacia del Sistema nazionale antitratta in quanto capace di favorire l’implementazione di politiche di promozione dei diritti di queste persone attraverso l’attivazione di dispositivi fondamentali per la loro tutela e che favoriscono nel contempo anche il contrasto dei trafficanti e delle loro organizzazioni, «d’altro lato auspicano il definitivo superamento di logiche e di dispositivi regolativi sbilanciati su impianti meramente securitari o repressivi, a livello locale e nazionale».
Inoltre ritengono essenziali interventi di vicinanza e prossimità, «centrati sulla riduzione dei rischi e su metodologie non giudicanti di primo contatto, riduzione dei danni alla salute, orientamento e presa in carico. Strumenti che in questi anni, al di là dei proclami ideologici e nel rispetto della normativa attuale, hanno consentito a migliaia di donne, uomini e persone transessuali di emanciparsi dai circuiti della prostituzione forzata e della tratta».

