Protesi all’anca, accuse a ex manager Depuy

La procura procede per lesioni colpose dopo la denuncia di un’anziana intossicata dal cromo
TERAMO. La procura mette un punto fermo nell’inchiesta aperta sulle presunte protesi difettose. Lo fa iscrivendo il nome di un ex manager della Depuy nel fascicolo per lesioni colpose sul caso di un’anziana donna teramana che dopo l’intervento per impiantare una protesi all’anca si ritrova zoppa e intossicata da altissime quantità di cromo e cobalto nel sangue. La protesi in questione è quella della DePuy, l’azienda del colosso Johnson&Johnson, che già molti pazienti teramani hanno citato in giudizio in numerosi procedimenti civili attualmente pendenti in tribunale. L’inchiesta penale teramana è la seconda aperta in Italia dopo che l’anno scorso il procuratore di Torino Raffaele Guariniello (il magistrato del caso Thyssen e di tante inchieste per doping ) ha iscritto nel registro degli indagati cinque amministratori delegati che dal 2003 al 2010 si sono succeduti ai vertici della DePuy Italia. Le protesi in questione nel 2010 sono state ritirate dal commercio dalla stessa società produttrice e successivamente la Asl teramana ha richiamato tutti i pazienti operati per avviare i controlli.
Il fascicolo della procura è stato aperto da qualche mese ed è il risultato dell’esposto inviato dal legale della donna (rappresentata dall’avvocato Gennaro Cozzolino) che nel giro di qualche anno è stata costretta a subire vari interventi per la rimozione della protesi in questione con ripercussioni notevoli sulla sua salute.
L’anziana, infatti, perizie e analisi alla mano che ora sono parte integrante dell’inchiesta, denuncia come l’impianto della protesi le abbia procurato non solo una zoppia ma anche una notevole presenza di cromo e cobalto nel sangue che raggiungono una soglia di gran lunga superiore a quella normale tanto da provocare uno stato di intossicazione. Le protesi in questione sono completamente metalliche e, secondo l’accusa, rilasciano ioni metallici, soprattutto al cobalto che, a determinate concentrazioni, possono essere tossici e causare problemi neurologici. Il fascicolo, che ipotizza il reato di lesioni colpose, si è arricchito di una consulenza che il pm ha disposto per accertare il nesso di causalità tra la protesi impiantata alla donna e le attuali condizioni di salute dell’anziana. I consulenti nominati sono il tossicologo Rino Froldi e l’anatomopatologo Mariano Cingolani, entrambi dell’università di Macerata. Va detto che nel frattempo la donna ha subito un intervento per la rimozione e la sostituzione della protesi impiantata qualche anno fa all’ospedale di Teramo. Intanto numerosi altri pazienti teramani hanno deciso di chiedere i danni in sede civile proponendo una serie di ricorsi contro il colosso americano.In un caso, quello che è all’esame del giudice civile Giuseppe Marcheggiani, è stato lo stesso magistrato a disporre il sequestro della protesi subito dopo che la stessa è stata rimossa dalla paziente su cui era stata impiantata mesi prima . (d.p.)
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