Protesta per avere la visita medica
Il figlio di una donna ricoverata all’ospedale di Atri: «Da tre giorni chiedevo aiuto»
ATRI. La carenza di personale, soprattutto negli ospedali, non è un concetto astratto. Ha effetti più che mai diretti e concreti. Come nel caso segnalato da Claudio Cicirleo, la cui madre di 88 anni è ricoverata da due mesi e mezzo nel reparto lungodegenza dell’ospedale di Atri.
L.T., l’88enne atriana, ha una Peg, cioè un tubo collegato direttamente allo stomaco, con cui viene alimentata e tramite il quale vengono somministrate le medicine. «Da tre giorni la Peg perdeva», racconta Cicirleo, «ma non riuscivo a trovare un medico a cui segnalare il problema. C’è una grave carenza di personale. Basta pensare che un paio di medici devono badare ai 14 ricoverati del reparto lungodegenti, ai 44 della medicina e a 23-24 “appoggiati” in altri reparti. Così accade che i medici non si vedano in reparto». Ieri Cicirleo è andato a protestare veementemente in direzione sanitaria, chiedendo a gran voce che la madre venisse visitata da un gastroenterogolo.
«Ieri la situazione di mia madre si è aggravata. Alla fine dopo tante insistenze», racconta il figlio, «alle 14,30 il gastroenterologo è arrivato e ha detto che c’è in corso una paralisi intestinale e praticamente adesso mia madre viene alimentata tramite una Cvc, una centralina sul collo. Non è possibile che per avere la visita di un medico si debba continuamente protestare o andare in altri reparti alla ricerca di personale. Già un mese fa ho dovuto sorgere una denuncia alla polizia segnalando il fatto che i medici sono talmente pochi che nel reparto lungodegenza passano raramente. Forse segnalare questi casi risolve qualcosa, lo faccio per mia madre e per gli altri pazienti. Non è possibile che ci siano così pochi medici per seguire 80 pazienti, nel reparto di mia madre non c’è nemmeno la caposala. Chi può faccia qualcosa». (a.f.)
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