Protesti dimezzati in un solo anno

25 Giugno 2015

Assegni e cambiali crollano a quasi 2 milioni. Commercialisti e Confindustria: la crisi non è finita, le aziende sono più caute

TERAMO. Protesti dimezzati rispetto al 2014. Di primo acchitto – leggendo l’analisi condotta dal Cerved – si può immaginare che la provincia di Teramo sia uscita dalla lunga crisi. I protesti in provincia nel primo trimestre di quest’anno sono stati 1.269 per un totale di un milione 954mila euro. Situazione ben diversa dal primo trimestre 2014, quando furono 1660 per un totale di 3 milioni 819mila euro. Ma attenzione a cantare vittoria. L’invito alla cautela arriva sia dal presidente dell’ordine dei commercialisti, Alberto Davide, che dal direttore di Confindustria Nicola Di Giovannantonio.

«Può significare anche un minor giro di mezzi finanziari, personalmente ritengo che la crisi sul nostro territorio non sia affatto finita», spiega Davide, «la verità è che le aziende sono più caute. Molte si tutelano e chiedono addirittura pagamenti anticipati o anche altre forme di garanzie in cambio della merce». Insomma, la verità è che le cambiali sono decisamente passate di moda, anche a causa dell’alta imposta di bollo. Non a caso da un milione 657 mila euro di cambiali protestate del primo trimestre 2014, si è scesi a un milione 238mila di quest’anno. Poco cambia anche con gli assegni: da 2 milioni si è precipitati ai 670mila. «Si è ridotto anche l’uso improprio dell'assegno postdatato», spiega infatti Davide, «se l'azienda è in difficoltà la banca non le dà nemmeno il blocchetto degli assegni, per cui non li può fare. Dovremmo valutare anche i fatturati delle aziende, i bilanci, per stabilire che la crisi sta finendo. Il vero esame non è sul dato finanziario, ma su quello reddituale». Davide peraltro fa notare che ci sono diversi casi di imprese che hanno «un reddito operativo positivo ma chiudono in perdita in virtù dell'imposizione fiscale: per l’Irap su costo lavoro e interessi passivi, per molti costi non deducibili».

Sulla stessa lunghezza d’onda Di Giovannatonio: anche secondo Confindustria «la crisi non è finita, sono solo cambiate le modalità di pagamento. Le aziende difficilmente vendono a credito: lo fanno solo a una clientela altamente fidelizzata che paga di sicuro e comunque non ci sono più dilazioni ampie. Oggi se arriva uno sconosciuto deve pagare in contanti immediatamente o non può acquistare nulla. Le aziende hanno imparato per i tanti casi di assegni non pagati, così con le cambiali, ma anche per i tanti acquirenti che hanno fatto ricorso al concordato, per cui il credito resta congelato e non riprendi più del 10%. Penso che il dato sui protesti ci dica anche che manca la liquidità sul mercato. Che poi è la difficoltà maggiore: le imprese hanno lavoro ma fanno fatica a incassare. La crisi poi adesso sta colpendo anche la fascia intermedia dei consulenti e dei tecnici che lavoravano per le imprese. Non se ne parla ma gli studi professionali hanno somme grosse da riscuotere».

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