Protezione civile, spaccatura e veleni

24 Aprile 2016

La Cives: assurdo dare una sede nel Parco della scienza a un’associazione di Mosciano, si crea dannosa concorrenza

TERAMO. Come se non ne avesse già abbastanza, il Comune di Teramo si ritrova a fronteggiare un’altra grana per aver dato in concessione gratuita per sei mesi (rinnovabili per altri sei) un locale del Parco della scienza – quello dove una volta c’era il custode – all’associazione di volontari di protezione civile Gran Sasso, con sede a Mosciano, in cambio di opere di manutenzione dell’enorme struttura pubblica che, visti i problemi finanziari dell’ente, rischia di andare in malora.

Lo sbarco nel capoluogo di quella che era una volta la Protezione civile Mosciano, ed è ora diventata una super associazione con nove sezioni sul territorio provinciale, fa ombra alla storica protezione civile di Teramo, la Cives. Il cui presidente, Mauro D’Ubaldo, non le manda certo a dire e ne ha innanzitutto per il sindaco Maurizio Brucchi. «Se io», dice, «fossi andato a Mosciano a chiedere al sindaco di laggiù una sede, mi avrebbe fatto cacciare dai vigili urbani. Invece qui si accoglie la richiesta presentata peraltro da un dipendente comunale, un ex nostro associato che è uscito dopo aver perso un’elezione». Ma la vera rottura è tra la Cives e la Gran Sasso. Continua D’Ubaldo: «Non ci si fa concorrenza tra volontari. Hanno fatto un’azione vile, inaccettabile, mai verificatasi sul territorio nazionale, che crea una frattura insanabile. Le conseguenze? Tanto per cominciare, non parteciperemo a un corso di formazione che dovevamo svolgere insieme a loro. E se dovesse capitare di fare un intervento di protezione civile insieme a loro, com’è già accaduto, lo faremo come se loro non esistessero».

L’altra campana è il presidente della Gran Sasso Sandro Lelli, che ovviamente la vede in modo molto diverso e dice: «L’associazione volontari Gran Sasso d'Italia è costituita da nove sezioni e a Teramo c’è una sezione costituita da volontari teramani e presieduta da Pasquale Di Ferdinando. La Gran Sasso nasce sulla base di una spinta alla razionalizzazione e all'aggregazione che viene dai vertici della Protezione civile. A Teramo tre persone che si erano sganciate dalla Cives più altre (in totale una ventina) ci hanno contattato, la richiesta di creare una sezione è partita da loro e non da noi. Io ho chiamato D’Ubaldo e gli ho detto: c'è quest’istanza, posso mediare per far rientrare queste persone con voi? Non è stato possibile e a quel punto, da statuto, non potevo oppormi a un’istanza. Ci sono evidentemente problemi relazionali di altri, nei quali io non posso né voglio entrare. È sbagliato che D’Ubaldo la viva come una concorrenza, mi dispiace, non è un atto di forza ma un atto d'inclusione che dovrebbe essere normale nel terzo settore: ma evidentemente non è così. La Cives non dovrebbe temere nulla, non vogliamo fagocitarla né farle alcun tipo di guerra. Peraltro a Teramo ci sono già altre associazioni di protezione civile oltre a loro. Potranno esserci problemi operativi? Per noi no, non esiste. Siamo sempre disponibili a parlare e si possono ipotizzare collaborazioni. Alle polemiche», conclude Lelli, « non ci sto».(d.v.)

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