Provincia, centrodestra spaccato

Fracassa e Serrani attaccano Piccioni e Vagnoni che hanno accettato gli incarichi da Di Sabatino
TERAMO. La prima seduta operativa del consiglio provinciale divide il centrodestra. Franco Fracassa e Severino Serrani, dell'ala di Forza Italia che fa capo a Paolo Gatti, puntano il dito contro i loro colleghi di coalizione Tonia Piccioni e Massimo Vagnoni, che hanno accetto gli incarichi amministrativi offerti dal presidente Renzo Di Sabatino, loro avversario nelle elezioni di metà ottobre, e annunciano battaglia. «Chi ha votato per noi ha scelto il centrodestra», attaccano durante la seduta, «e oggi non capisce e non riconosce la scelta fatta dai due consiglieri che hanno deciso di accettare gli incarichi senza confrontarsi con noi».
Serrani e Fracassa si collocano senza tentennamenti all'opposizione e chiedono a Tonia Piccioni di lasciare il gruppo "La forza del territorio con Astolfi" in cui è stata eletta insieme a loro. «Ho accettato dopo aver consultato il mio territorio e i colleghi sindaci», replica la consigliera, «e dopo aver dialogato a lungo anche dentro la mia coalizione dove, evidentemente, c’è una parte che non vuole capire». Per Vagnoni le accuse di Fracassa e Serrani sono fuori dalla storia. «Significa non aver compreso cosa è oggi la Provincia», afferma, «e qual è il nostro compito. Noi siamo qui a dimostrare che la classe politica teramana può fare un salto di qualità». A non ravvisare nell'operazione un profilo istituzionale in presenza del quale sarebbe stata possibile una larga intesa è Gatti. «Qualcuno volgarmente la chiama campagna acquisti», osserva il consigliere regionale, «si poteva ragionare su un percorso programmatico per una cogestione alla luce del ruolo della Provincia come ente di secondo livello e del risultato elettorale in pareggio, ma non c'è stato nulla di tutto questo». Di Sabatino avrebbe seguito un'altra strategia. «Ha fatto colloqui singoli compiendo un'azione politica», insiste Gatti, «perché aveva esigenza di puntellare e ampliare la sua debole maggioranza».
L'ex assessore tiene a precisare che lo strappo in consiglio provinciale «non è la fine del mondo» e sebbene sottolinei di non aver sentito Fracassa e Serrani ne condivide le valutazioni. Gatti ricorda che Vagnoni e Piccioni erano candidati a sostegno di Gabriele Astolfi contro Di Sabatino. «Cosa c'era che non andava prima nella proposta del centrosinistra e che oggi va bene tanto da essere supportata?», si domanda, «cosa faranno i due consiglieri tra due anni quando si tornerà al voto per la Provincia?». A chi gli rinfaccia che è stato lui il primo a giocare su due tavoli, accordandosi con il Pd ad esempio a Civitella e Isola, Gatti fa notare che quelle erano «intese fatte prima delle elezioni, con grande trasparenza e non alle spalle dei cittadini che potevano votare o no chi si candidava». La morale , per l'ex assessore, è che «va messo ordine» nella coalizione e soprattutto nell'Ncd. «Non guardo a casa degli altri ma in Comune stanno con il centrodestra, in Provincia sono con il centrosinistra, in Regione da una parte e al governo ancora dall'altra», spiega. Sullo strappo infine secondo Gatti «dovrebbero parlare i coordinatori politici di Forza Italia e Ncd». Ci pensino Brucchi e Tancredi.
Gennaro Della Monica
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