SILVI
Per circa mezz’ora la statale adriatica 16 nord si è trasformata nel simbolo della rabbia di un paese. Centinaia di residenti, commercianti e imprenditori di Silvi Paese hanno bloccato a più riprese il traffico attraversando continuamente le strisce pedonali e scandendo un unico slogan: «Riaprite la strada». È così che ieri mattina, poco dopo le 10, è esplosa la protesta a poca distanza dall’imbocco della provinciale 29 B, interdetta ormai da oltre un anno a causa della frana che ha interessato contrada Vallescura. Una situazione che, secondo i manifestanti, sta soffocando il borgo antico e che, con la stagione turistica ormai iniziata, rischia di assestare il colpo definitivo all’economia locale. Tra gli slogan campeggiano gli striscioni con la scritta “Vergogna”, accompagnati dalle urla dei manifestanti e dalle sirene delle forze dell’ordine intervenute per garantire la sicurezza ed evitare ulteriori tensioni.
La protesta riunisce un fronte trasversale: giovani, famiglie, casalinghe, commercianti, ristoratori, operatori turistici e imprenditori. «Non ci interessa la politica, vogliamo solo tornare a vivere», ripetono in molti. «Ogni giorno paghiamo le conseguenze di questa chiusura e se la strada non verrà riaperta prima della stagione estiva molte attività saranno costrette a chiudere». Tra i manifestanti c’è Alessandro Ferretti del settore Banqueting proprietario del Parco Archea dove si organizzano cerimonie: «Questa manifestazione si sarebbe dovuta organizzare pochi mesi dopo la frana. I danni economici subiti dalla nostra storica attività sono incalcolabili. Chi ci ripagherà?». I residenti denunciano anche il peggioramento della qualità della vita. Ettore Giansante, che vive in via San Rocco, oggi unico accesso al borgo dopo la seconda frana di via Santa Lucia, racconta: «La strada è diventata invivibile. Il traffico è continuo, i parcheggi sono spariti e non sappiamo più come affrontare questa situazione». A pagare il prezzo più alto sono anche le attività commerciali.
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Daniela Castagna, titolare del chiosco di fiori davanti al cimitero comunale, afferma: «Il mio fatturato è crollato del 60%. Da qui non passano più nemmeno gli autobus della Tua e alla gente è stato di fatto impedito di raggiungere liberamente il camposanto». Sul piano tecnico interviene Gianni Mancinelli. Il professionista distingue nettamente la frana di Vallescura da quella di via Santa Lucia. «Qui siamo di fronte a uno smottamento superficiale, costituito da terreno di riporto ceduto per una cattiva regimentazione delle acque. Con un intervento tempestivo e con una semplice ruspa si sarebbe potuto liberare la carreggiata, attraverso un accordo tra Comune e Provincia di Teramo». Anche Ginevra Binni, presidente dell’associazione Antico Borgo Marinaro, che rappresenta numerose attività turistico-ricettive, punta il dito contro l’immobilismo istituzionale. «Le nostre richieste sono state protocollate mesi fa, senza ottenere alcuna risposta. Abbiamo perso gran parte del turismo di prossimità proveniente da Montesilvano, Città Sant’Angelo e Atri. Abbiamo organizzato servizi navetta che da soli comunque non bastano». Maria De Simone, titolare dell’attività “Siamo Fritti”, sintetizza con amarezza il momento che sta vivendo il borgo: «Siamo fritti davvero. La gente non sale più ad assaporare i nostri piatti. Bisogna riaprire e mettere in sicurezza la storica strada di accesso a Silvi Paese». Parole altrettanto dure arrivano da Adelina Costantini, storica titolare del Bar dei Pini: «Rischiamo di chiudere dopo decenni di sacrifici e di lavoro costruiti dalla nostra famiglia». Uno degli organizzatori della manifestazione, Cesare De Simone, ricorda che la strada è chiusa da 441 giorni. «La situazione sta degenerando. Ci sono responsabilità che dovranno essere accertate, ma intanto il territorio sta morendo».
Durante la protesta si ferma anche Michele, autista del van turistico diretto al campeggio Europa Garden. Bloccato dalla manifestazione, racconta le difficoltà del settore: «Cerchiamo di accompagnare i turisti al mare, ma i disagi sono enormi. Se si continuerà così sarà difficile andare avanti». Alla manifestazione partecipa anche la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Erika Alessandrini, che chiede un cambio di passo della politica: «Non è più accettabile il continuo rimpallo di responsabilità tra gli enti coinvolti. Prima va riaperta la strada, poi vanno accertate le eventuali responsabilità».
A Silvi Paese ci sono anche difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari. Lucia Mazzocchetti e Argentina Giansante spiegano come la chiusura della strada, unita allo spostamento dei medici di famiglia sulla costa e agli orari ridotti del servizio, stia creando gravi disagi, soprattutto agli anziani. «Per ottenere una semplice ricetta bisogna scendere a Silvi Marina. Gli autobus non coincidono con gli orari di ricevimento e persino procurarsi un farmaco salvavita diventa un percorso a ostacoli». Terminata la manifestazione, gli organizzatori hanno già annunciato una nuova mobilitazione tra circa una settimana. Il prossimo appuntamento potrebbe spostarsi sul lungomare centrale e davanti al municipio. L’obiettivo resta uno solo: ottenere la riapertura della strada di Vallescura e restituire un collegamento fondamentale a Silvi Paese, dove in gioco non c’è soltanto la sopravvivenza di decine di attività economiche, ma anche il diritto dei residenti a una vita normale.
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