Psichiatria sacrificata al Covid Ospedale Atri, isolati due reparti

Al Mazzini una rianimazione bis per infetti al posto del servizio per malati mentali, che va a Giulianova tra le proteste degli operatori. È gravissima la donna di Castiglione arrivata dal San Liberatore
TERAMO. L’onda del coronavirus sta stravolgendo, ancor più della vita quotidiana dei cittadini, l’assetto degli ospedali. Gli interventi chirurgici ordinari sono stati sospesi, come le attività ambulatoriali; e sono stati dimessi pazienti la cui condizione di salute consente il prosieguo della convalescenza a casa. Restano garantite le urgenze. Nei laboratori analisi da oggi non sarà più possibile effettuare esami del sangue se non per particolari esigenze e stato di salute (ad esempio malattie oncologiche) e, anche in questi casi, dietro richiesta d’urgenza del medico curante.
IL CASO DI ATRI. La scoperta della positività al Covid-19 di una 65enne di Castiglione che era ricoverata da giorni per una polmonite ad Atri, prima in medicina e poi in rianimazione, ha fatto scattare lunedì sera (dopo che la paziente, gravissima, è stata trasferita a Teramo) il protocollo di prassi: al San Liberatore sono stati sanificati pronto soccorso e radiologia e isolati i reparti di medicina e rianimazione. In sostanza in quei reparti non entra più nessuno e i ricoveri vengono dirottati a Teramo. Quanto agli operatori sanitari che sono stati in contatto con la paziente infettata, continuano regolarmente a lavorare. Saranno sottoposti a tampone solo se accusano sintomi riconducibili al virus.
PSICHIATRIA. L’unità di crisi riunitasi ieri in prefettura ha deciso di sacrificare all’emergenza il reparto di psichiatria del Mazzini. L’Spdc (servizio psichiatrico diagnosi e cura) di Teramo è stato chiuso; al suo posto sarà creata una rianimazione sub-intensiva, dedicata ai pazienti affetti da Covid-19 che devono respirare con i ventilatori. Per i malati psichiatrici la Asl ha attivato quattro posti letto nella Psichiatria di Giulianova. La decisione non è piaciuta a medici e personale dell’Spdc teramano, che in una nota fatta arrivare ai media hanno chiesto «la convocazione urgentissima di un comitato di dipartimento». Nella nota si legge: «In queste ore, senza una discussione preventiva interna e sull'onda dell'emergenza coronavirus, si sta chiudendo, anche comprensibilmente, un servizio senza assicurare però una soluzione alternativa a Teramo per garantire una possibilità di ricovero. Si fa presente che la patologia psichica non è affatto scomparsa, anzi sembra esserci una recrudescenza imponente ospedaliera che non può essere arginata attivando solamente quattro posti a Giulianova». Nella lettera si fa poi riferimento a pazienti con sintomi febbrili e si aggiunge: «In tale situazione, è assolutamente insicuro dover stabilire un solo presidio di ricovero (peraltro decentrato a Giulianova) e si vede l'assoluta necessità di avere anche solo pochi posti letto nel Po di Teramo, visto che il trasferimento dei pazienti può essere estremamente complicato. Poichè era stata data disponibilità per alcuni locali dell'ex trasfusionale e che tale soluzione è stata avallata dal direttore di dipartimento, ma negata dal direttore generale, chiediamo che sia messa per iscritto la decisione motivata da parte di entrambi. Si fa presente come il personale in servizio presso l’Spdc di Teramo sia spaesato, demotivato e demoralizzato da questa situazione. Ma, cosa ancora più grave, stiamo ricevendo continue chiamate da parte dei pazienti e dei loro familiari i quali stanno protestando vivamente e chiedono una soluzione alternativa presso lo stesso ospedale, minacciando di mobilitare gli organi di stampa e di fare azioni di protesta anche legale». Il direttore generale della Asl Maurizio Di Giosia è apparso contrariato da questa levata di scudi, ma ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Oggi la Asl dovrebbe diffondere una nota in cui spiega i vari provvedimenti assunti negli ospedali.
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