Pugno al benzinaio, s’ipotizza l’omicidio

La Procura contesta il preterintenzionale all’aggressore già a processo per lesioni gravissime. La morte 4 anni dopo i fatti
TERAMO. È con l’accusa di omicidio preterintenzionale che la Procura ipotizza nuovi scenari nel caso della morte di Gianfranco Pigliacampo, il 50enne benzinaio di Mosciano che nel 2019 rimase in coma per un mese dopo aver ricevuto un pugno e nell’aprile del 2023 e morto a 53 anni all’ospedale Gemelli, dove era in attesa di un trapianto di fegato per l’insorgere di una cirrosi non da alcol.
Il presunto aggressore, il 43enne Giuliano De Silvio, residente a Roseto, attualmente è a processo con l’accusa di lesioni gravissime davanti alla giudice Claudia Di Valerio. Pigliacampo è venuto a mancare durante il procedimento in cui era parte civile e nel corso dell’udienza di settembre scorso i familiari della vittima, costituiti parte civile e rappresentati dall’avvocato Vittorio Sabatini, hanno prodotto una voluminosa documentazione sanitaria dell’ospedale Gemelli sostenendo che l’uomo sarebbe venuto a mancare in seguito a quell’evento. Gli atti sono stati trasmessi dal tribunale alla Procura e il pm Laura Colica, già titolare del primo fascicolo da cui è nato il processo, ne ha aperto uno nuovo iscrivendo l’uomo per omicidio preterintenzionale. È probabile che, dopo l’iscrizione, saranno disposti degli accertamenti specifici in particolare per stabilire il nesso di causalità. Nel frattempo l’udienza di ieri si è chiusa con l’acquisizione di due relazioni mediche ed è stata aggiornata a maggio per l’audizione di nuovi testi.
L’aggressione avvenne il 13 luglio del 2019. Pigliacampo, gestore del distributore Ip di Cologna Spiaggia, fu colpito da un pugno mentre si trovava sul posto di lavoro. Il benzinaio riportò un grave trauma cranico con emorragia cerebrale, che ne comportò il ricovero in ospedale per due mesi di cui uno in coma indotto nel reparto di Rianimazione. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri nel corso delle indagini l’aggressione ci sarebbe stata dopo una discussione tra Pigliacampo e il figlio di De Silvio. Dopo averlo colpito con il pugno, De Silvio si era allontanato per poi recarsi alcune ore dopo nella caserma dei carabinieri accompagnato dal legale dell’epoca (nel processo è assistito dall’avvocato Gianfranco Di Marcello). L’uomo era stato prima indagato per tentato omicidio e successivamente, al termine delle indagini preliminari, l’accusa nei suoi confronti era cambiata in lesioni gravissime con le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.
Ora per l’uomo c’è quella di omicidio preterintenzionale.
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