Quattro condanne per il pestaggio

3 Marzo 2015

Tutti di Martinsicuro, picchiarono dei ragazzi a San Benedetto

MARTINSICURO. Il giudice del tribunale di Ascoli Piceno Marco Bartoli ha condannato quattro giovani residenti a Martinsicuro, due italiani e due albanesi, per il violento pestaggio avvenuto il 29 novembre del 2009 a San Benedetto del Tronto ai danni di quattro giovani che riportarono gravi lesioni. Il giudice ha condannato a quattro anni di reclusione ciascuno Bledar Shehu, 26 anni, Klodian Kotobelli di 27 anni, albanesi residenti a Martinsicuro, e gli altri due imputati: Marco Pagano, 29 anni, condannato a tre anni e nove mesi e Antonio Marrone, 25 anni, condannato a tre anni e mezzo. Erano tutti accusati, in concorso, di lesioni personali aggravate dalla prognosi per le vittime superiore ai 40 giorni e dai motivi futili e abbietti; minaccia aggravata dall'aver agito con crudeltà. Il pestaggio avvenne all'esterno di un bar dove le vittime, intervenute per difendere due ragazze, furono brutalmente colpite.

Vittime del violento pestaggio alcuni giovani di Ripatransone, paese dell’Ascolano, che furono colpiti con calci, pugni e con oggetti contundenti per essere intervenuti, davanti ad un bar, per difendere due ragazze dai quattro giunti dal vicino Abruzzo. Quattro mesi dopo il fatto, il 23 aprile, gli indagati furono raggiunti da ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip di Ascoli Carlo Calvaresi.

Secondo la ricostruzione degli investigatori quella sera un ragazzino di Ripatransone, nel parcheggio antistante il bar vide due ragazze in difficoltà, oggetto delle attenzioni di quattro giovani, e cercò di calmarli. Ma loro gli si scagliarono contro, colpendolo ripetutamente alla testa e causandogli così la frattura delle ossa nasali e della mandibola. Inutile l'intervento degli amici della vittima, uno dei quali venne colpito con il suo stesso casco. Un altro ragazzo reo solo di essersi trovato lì a quell'ora venne preso a pugni e calci anche quando era svenuto. Ieri la condanna per i quattro aggressori.