«Quell’indagine rischia di farci chiudere»

Impresa di Montorio attende i pagamenti di lavori post sisma, bloccati dal sequestro delle pratiche
MONTORIO. La storia di Patrizio Vicerè è l’esempio da manuale per spiegare i motivi per cui le imprese fuggono all’estero, chiudono o falliscono. La racconta lo stesso ingegnere, titolare di una piccola impresa edile con quattro operai, che opera a Montorio.
«Di recente abbiamo eseguito dei lavori nell'ambito della ricostruzione post sismica presso il comune di Crognaleto», scrive Vicerè, «e dall'inizio di quest'anno eravamo in attesa di essere pagati. Lo scorso aprile ci veniva comunicato dal competente ufficio che le pratiche relative ai nostri lavori erano state inserite nell'elenco di quelle pagabili. A metà maggio ci veniva detto che i fondi erano finalmente stati accreditati e che nell'arco di 7-10 giorni, sarebbe avvenuto il pagamento. Pochi giorni dopo veniva eseguita un'ispezione della Guardia di Finanza presso il Comune di Crognaleto a seguito della quale venivano sequestrate numerose pratiche relative ai lavori post-sisma, tra cui anche la nostra». La conseguenza è che i pagamenti si bloccano, visto che il Comune non ha più le pratiche, che sono all’esame di un perito nominato dalla procura nell’inchiesta per accertare se i fondi per la ristrutturazione delle case sono stati utilizzati correttamente.
«Ma io mi chiedo se in un paese normale non sia possibile chiedere - in presenza di esigenze particolari - che l'esame venga effettuato sulle copie e non per forza sugli originali», si domanda Vicerè, «mi sono rivolto ad un avvocato ed insieme a lui sono stato più volte ricevuto dal sindaco di Crognaleto il quale ci ha comunicato di non poter far nulla. Da ultimo abbiamo chiesto, sempre al Comune, di formulare istanza di dissequestro anche perché non possiamo rivolgersi direttamente alla Procura della Repubblica di Teramo». Vicerè ricorda che la sua azienda attende il pagamento di 50mila euro e sta subendo le ovvie conseguenze e soprattutto i costi bancari di questo ennesimo ritardo, senza considerare il fatto che - sulle fatture emesse - stiamo già pagando l'Iva su una somma non ancora percepita. Tutto questo perché non è possibile chiedere o ottenere che le indagini si svolgano su copie delle pratiche anziché sugli originali. Non siamo i soli a patire le conseguenza dell'inchiesta. Accanto alla nostra vi sono tante altre imprese edili che stanno attendendo cifre analoghe e vivono le stesse difficoltà: una rilevante economia locale praticamente bloccata dall'attività degli inquirenti». (a.f.)
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