«Qui i profughi non ce li vogliamo»

Rivolta ad Alvelli, minuscola frazione con 5 residenti dove sono destinati 54 migranti. Pochi giorni fa il caso di Faiete
TERAMO. «Qui i profughi non ce li vogliamo». Alvelli è una minuscola frazione di Rocca Santa Maria dove ci sono comunque molte più case che abitanti. I residenti stabili sono cinque; gli altri, una quarantina in tutto, ci tornano solo d’estate dai luoghi dove sono emigrati. Tra qualche giorno nella frazioncina dovrebbero arrivare 54 migranti provenienti da Paesi del nord e del centro Africa: il timore dei residenti, ma soprattutto dei più numerosi proprietari delle case che ad Alvelli non ci abitano, è che i migranti possano prendere possesso del paesino, non solo mettendo in difficoltà i pochi residenti fissi, ma anche intrufolandosi nelle case che restano incustodite per gran parte dell’anno.
Un timore non si sa quanto fondato – al quale non pare estraneo un certo pregiudizio – ma comunque presente e che non lascia dormire sonni tranquilli ai residenti, stabili e saltuari, della piccola frazione. I quali hanno annunciato per questa mattina una sorta di protesta pubblica in paese in concomitanza dell’incontro fra il proprietario degli alloggi destinati ai migranti – sei appartamenti da 50 metri quadrati ciascuno – e i responsabili della Domus Caritatis , la cooperativa sociale alla quale ha affittato gli alloggi. La Domus Caritatis è la stessa coop invischiata – prima che venisse commissariata dal prefetto di Roma – nell’inchiesta Mafia Capitale e che gestisce anche altri migranti ospitati in provincia di Teramo.
«Ma come si fa a mandare 54 profughi in un paese che ha cinque abitanti», è la protesta di uno dei proprietari delle case di Alvelli, Rinaldo Di Carlantonio, «e oltretutto gli appartamenti sono troppo piccoli per tutte quelle persone. I proprietari delle altre case non ci sono d’inverno: come si fa a controllarle?».
E non è il solo a pensarla così: dalla parte dei residenti si schiera anche il sindaco Lino Di Giuseppe, che nel frattempo ha un’altra gatta da pelare con la protesta dei migranti ospitati in un’altra frazione di Rocca Santa Maria, Faiete, alloggiati in una ex fungaia che loro ritengono inadatta e comunque troppo isolata. «I miei concittadini hanno ragione», afferma il sindaco, «ma ad affittare le strutture sono i privati ed è difficile potersi opporre. Se ci fossero problemi strutturali, come credo ci siano a Faiete, potremmo intervenire, ma se le case sono a posto la prefettura dà l’autorizzazione e noi come Comune non possiamo fare niente». «Io mi trovo con le mani legate», aggiunge, «e e la prefettura non parla del problema della percentuale tra residenti e immigrati: a Rocca Santa Maria gli abitanti sono meno di 600».
E se da una parte gli abitanti protestano, non è detto che i migranti saranno poi così contenti: Alvelli è a cinque chilometri dal capoluogo comunale, l’unico posto dove poter trovare un bar, un negozio di alimentari, una farmacia. Per chi non dispone di mezzi di trasporto, non sarà facile muoversi, soprattutto d’inverno con la neve. C’è dunque il rischio, nemmeno tanto remoto, che possa ripetersi la protesta di Faiete, dove i profughi alloggiati nella ex fungaia sono una quarantina, anche loro gestiti dalla Domus Caritatis. «Alcuni mesi fa ci avevano chiesto se volevamo ospitare i profughi»; conclude il sindaco, «abbiamo detto di no, ma non è servito aniente».
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