Radiosanit, contratto da mezzo milione

La Asl incarica il centro di Roseto di svolgere esami radiologici per smaltire le liste di attesa. Contrari i sindacati
TERAMO. Il vento soffia verso i privati, alla Asl di Teramo. Sono tre i settori interessati da esternalizzazioni, negli ultimi tempi.
Dopo una breve parentesi in cui è stata gestita in proprio, la Rsa di Casalena tornerà ad essere affidata a privati per quanto riguarda l’assistenza non medica: il bando è in corso. Poi c’è l’assistenza domiciliare integrata, di cui parliano nell’articolo in questa stessa pagina. E, dulcis – ma neanche tanto – in fundo, le prestazione di radiologia.
A segnalare l’affidamento dello svolgimento di un cospicuo pacchetto di prestazioni, dal valore di quasi mezzo milione di euro, a Radiosanit di Roseto sono Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl secondo cui alla Asl di Teramo «cambiano gli orchestrali ma la musica è sempre la stessa».
I sindacati segnalano la delibera di un mese fa con cui la Asl ha stipulato un contratto con Radiosanit per abbattere le liste di attesa. Che in effetti, ad esempio nel caso delle risonanze, sono arrivate a quasi due anni.
In sostanza il centro di Roseto svolgerà ogni mese 300 risonanze magnetiche a 120 euro ognuna; 300mammografie a 30 euro ognuna; 300 ecocolordoppler a 40 euro ognuno; 200 ecografie a 40 euro ognuna, 200 Tac a 85 euro ognuna dal 1° luglio 31 dicembre 2015. Facendo i conti risulta una spesa totale di 492.000.
«Nella delibera», criticano Amedeo Marcattili (Fp Cgil), Andrea Salvi (Fp Cisl) e Alfiero Di Giammartino (Uil Fpl), «non viene indicato il tempo minimo per ogni prestazione, ci chiediamo, chi controlla che gli esami vengono eseguiti come da protocollo?». Sarebbe anche importante sapere se è stata controllata l’efficienza di tutti i macchinari, sempre con l’obiettivo di mantenere standard di qualità alti.
«In passato abbiamo criticato la scelta di rivolgersi a ditte esterne, ove a fronte di una spesa maggiore di quella che si sarebbe sostenuta mantenendo l'attività all'interno, la problematica delle liste di attesa non è stata risolta», precisano i tre sindacalisti, «perché invece di far lavorare i medici ed i tecnici della Asl, con tariffe decise a livello nazionale, si sceglie di spendere centinaia di migliaia di euro con una ditta esterna? Quante prestazioni in più, con apparecchiature adeguate che sono già in dotazione alla Asl, si sarebbero potute fare con 492.000 euro?».
I tre sindacalisti a questo punto chiedono «ai dirigenti della Asl di aprire un tavolo di trattative affinché la problematica delle liste di attesa si possa affrontare nell'ottica della soluzione strutturale del fenomeno, non in scelte estemporanee che in passato non hanno avuto nessun risultato positivo».
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