Ragazza teramana accusa il papà: «Botte e insulti da padre padrone»

L’uomo di 58 anni indagato per maltrattamenti e lesioni dopo la denuncia della figlia 19enne: «Fatti avvenuti davanti alla mia mamma che non ha parlato per paura di essere lasciata»
TERAMO. Ceffoni e punizioni, anche fisiche, che sarebbero state ingiustificate ed eccessive. Ma soprattutto continue frasi denigratorie e offensive che nel tempo l’avrebbero provata forse più degli schiaffi. È un’accusa pesante e circostanziata quella con cui una ragazza teramana di 19 anni ha denunciato il padre definendolo una sorta di padre padrone che avrebbe agito con la complicità della mamma. Una donna che la ragazza definisce «succube dell’uomo perché terrorizzata dall’idea di essere lasciata».
È un contesto familiare difficile quello che emerge dal fascicolo giudiziario in cui un 58enne teramano è indagato per maltrattamenti in famiglia dopo la denuncia della figlia che una volta diventata maggiorenne è andata a vivere da sola e ha deciso di denunciare il genitore. I fatti riportati nella querela sarebbero andati avanti per un anno.
Oltre a denunciare frasi del tipo «Sei una fallita, una poco di buono, non ti meriti niente» che il padre le avrebbe rivolto spesso insieme ad insulti molto più pesanti, la ragazza ha denunciato che l’uomo l'avrebbe picchiata spesso, a volte anche con la cinghia dei pantaloni. In una occasione, non approvando l'amicizia che aveva con una coetanea, le avrebbe rotto la scheda sim e fatto a pezzi il telefonino colpendolo con un bastone. Tutti episodi che, secondo la ragazza, si sarebbero verificati davanti alla mamma che, sempre secondo l’accusa, non sarebbe mai intervenuta a difesa della figlia per timore di essere lasciata dal marito. «Mia madre è sempre stata presente e può testimoniare», ha denunciato la ragazza, «ma nonostante sia stata presente ai maltrattamenti sia psicologici e sia fisici non è mai intervenuta». La giovane donna ha raccontato che in un caso anche la mamma sarebbe stata picchiata dall’uomo che l’avrebbe colpita con uno schiaffo in faccia. Accuse che ora, dopo la richiesta di rinvio a giudizio fatta dalla procura, approderanno all’esame di un giudice che dovrà decidere se mandare l’uomo a processo.(d.p.)
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