Ragazze schiave e soldi in Nigeria Via al processo a venti imputati

Sotto accusa un gruppo di connazionali delle giovani donne, i reati vanno dalla tratta al riciclaggio Le difese sollevano l’incompetenza territoriale chiedendo che il procedimento passi a Macerata
TERAMO. Le accuse, pesanti, vanno dalla tratta di giovani donne fatte prostituire sulla Bonifica del Tronto al riciclaggio finalizzato alla transazione internazionale monetaria fino all’associazione a delinquere. È una maxi inchiesta della Procura distrettuale quella che ha portato venti cittadini nigeriani, all’epoca arrestati, imputati nel processo che si è aperto davanti alla Corte d’assise presieduta dalla giudice Claudia Di Valerio (a latere Emanuele Ursini e i giudici popolari). Sei le parti civili costituite.
Nel corso della prima udienza i difensori degli imputati hanno sollevato l’eccezione dell’incompetenza territoriale chiedendo il passaggio degli atti alla Corte d’assise di Macerata. Richiesta su cui la Corte teramana si è riservata. L’eccezione di incompetenza territoriale era stata sollevata anche in sede di udienza preliminare e in questo caso respinta. Secondo la Procura si tratta di una vera e propria organizzazione criminale con un voluminoso giro d’affari: quello con cui i corrieri nigeriani portavano in patria i soldi provento di spaccio e sfruttamento della prostituzione. Somme che, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, andavano da 70mila a 10mila euro in contanti con le banconote nascoste nelle suole delle scarpe, nelle cinture, nella biancheria intima per superare i controlli negli aeroporti. La corposa indagine era nata da una precedente inchiesta scattata sempre nell’ambito di operazioni legate al reato di tratta: l’operazione “Pesha”, appunto dal nome dato alla cellula che da Martinsicuro era arrivata ad Ancona con, per l’accusa, un giro d’affari illeciti in diversi ambiti. Secondo le indagini gli affiliati residenti a Martinsicuro, due dei quali rivestivano ruoli di responsabilità in un comitato esecutivo della cellula, avevano vari interessi. Se lo spaccio di droga, più fiorente in altri territori, era un’attività residuale, i nigeriani che operavano nella parte nord della provincia avrebbero gestito un giro di prostituzione. Per gli inquirenti un’associazione con rito di affiliazione caratterizzato da una rigida gerarchia.
Va detto che c’è stata un’altra inchiesta sulla tratta e il riciclaggio con sette nigeriani accusati, processati e assolti nello scorso mese di marzo dopo una lunga istruttoria dibattimentale nel corso della quale sono stati ascoltati decine di testi.(d.p.)
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