Raggirano disabile per le case: a processo notaio e acquirente

I due accusati di circonvenzione d’incapace, inizialmente era indagato anche un fratello della vittima Secondo l’accusa avrebbero indotto l’uomo a firmare una procura per la vendita a prezzi stracciati
TERAMO. È un’accusa pesante quella per cui in due, tra cui un notaio, sono finiti a processo per concorso in circonvenzione d’incapace: secondo la Procura avrebbero indotto un 50enne con un grave ritardo mentale certificato a rilasciare una procura speciale per vendere tutti gli immobili di cui era proprietario a prezzi notevolmente inferiori a quelli di mercato.
Inizialmente era stato indagato anche il fratello della parte offesa, ma una successiva consulenza medica ha stabilito che l’uomo non è capace di intendere e di volere e quindi la sua posizione è stata stralciata.
Co il notaio è finito a processo l’uomo a cui sarebbe stata rilasciata la procura speciale, con tanto di rogito davanti al professionista, per la vendita.
Secondo l’accusa, tutta da dimostrare nel corso del dibattimento, la parte offesa, per cui nel frattempo c’è stata la nomina di un amministratore di sostegno, avrebbe sottoscritto un atto, quello appunto della procura, della cui portata era totalmente inconsapevole. Per l’autorità giudiziaria (titolare del fascicolo Silvia Scamurra) con un atto a rogito del notaio sarebbero stato stipulate due vendite: una per immobili di cui era proprietario solo la parte offesa e l’altra per immobili di cui la parte offesa risulta comproprietario insieme al fratello.
Nel primo caso si tratta di un’abitazione che sarebbe stata venduta al costo di 20mila euro da versare in 40 rate mensili da 500 euro «con l’intesa», si legge nel capo d’imputazione, «che sul prezzo così dilazionato non sarebbero decorsi interessi e che, qualora la parte venditrice non avesse esperito e trascritto apposita azione giudiziale volta alla riscossione coattiva del prezzo entro novanta giorni dalla scadenza prefissata per il saldo del prezzo il corrispettivo si sarebbe ritenuto tacitamente pagato».
L’altro atto riguardava la vendita di un immobile di cui la parte offesa è comproprietario insieme al fratello. In questo caso sarebbe stato venduto, si legge sempre nel capo d’imputazione, «per il corrispettivo di 30mila euro da versarsi in 60 rate mensili da 500 euro con l’intesa che sul prezzo così dilazionato non sarebbero decorsi interessi e che, qualora la parte venditrice non avesse esperito e trascritto apposita azione giudiziale volta alla riscossione coattiva del prezzo entro novanta giorni dalla scadenza prefissata per il saldo del prezzo, il corrispettivo si sarebbe ritenuto tacitamente pagato».
L’udienza preliminare si è svolta davanti al gup Roberto Veneziano.(d.p.)
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