Rally d’Abruzzo, il tracciato può variare

23 Agosto 2018

Organizzatori pronti ad aggirare l’area vincolata. Palumbi: se non si trova una soluzione condivisa, andremo dal prefetto

TERAMO. Il Rally d’Abruzzo può cambiare percorso pur di restare sui monti teramani e salvare la data di inizio settembre. È quanto emerso dall’incontro di ieri tra i sindaci di Torricella, Rocca Santa Maria e Valle Castellana, la società “Motorsport Italia” che organizza la corsa, il pilota Alfredo De Dominicis, che fa da tramite sul territorio per la gestione dell’evento, e Graziano Ciapanna, membro del consiglio direttivo dell’Ente parco Gran-Sasso Laga.
Non c’era il presidente Tommaso Navarra, a cui i primi cittadini Daniele Palumbi, Lino Di Giuseppe e Camillo D’Angelo hanno chiesto un confronto che probabilmente si terrà nei prossimi giorni. La presenza di Ciapanna, però, è servita ad aprire uno spiraglio sulla possibilità di tenere comunque la manifestazione messa a rischio dal diniego del Parco all’attraversamento per tre chilometri di un “Sic”, sito d’interesse comunitario sottoposto a vincoli inconciliabili con la corsa automobilistica. Gli organizzatori, con il sostegno dei tre sindaci, sono pronti a modificare il tracciato escludendo la parte ritenuta inaccessibile. La gara si svolgerebbe come da programma dal 7 al 9 settembre su un percorso da concordare con la dirigenza dell’ente di gestione dell’area protetta. «Va trovare una soluzione condivisa e urgente», spiega Palumbi, «non vogliamo rinunciare a un’iniziativa importante per il territorio e sulla quale i Comuni interessati e le aziende hanno già investito molte risorse». Per i primi cittadini il diniego resta un atto d’imperio ingiustificato. «Nel provvedimento si fa riferimento a norme che non hanno nulla a che vedere con il parco», insiste Palumbi, «anche perché la strada inserita nel tracciato del rally non è sottoposta ad alcuna limitazione di traffico». I tre sindaci e gli organizzatori della corsa, dunque, hanno inviato a Navarra un messaggio in posta certificata con cui chiedono un incontro entro domani per dirimere la questione. «Altrimenti ci rivolgeremo al prefetto», avverte il sindaco di Torricella, «la contrapposizione tra enti rischia di provocare uno strappo istituzionale che potrebbe diventare un caso nazionale». Palumbi comunque non mola. «La corsa di farà», conclude, «poi magari prenderemo una denuncia». Una soluzione condivisa è possibile secondo Ciapanna che, tra l’altro, solleva un problema sul provvedimento firmato dal direttore del parco Alfonso Calzolaio. «La mancata autorizzazione non riguarda solo il “Sic”, per il quale è legittima», spiega, «ma anche una zona 2, con vincoli meno stretti, su cui non è previsto il nulla osta del parco per manifestazioni sportive». Sulla questione interviene anche Goffredo Rotili che si definisce «cafone montanaro». Secondo lui il diniego da parte del parco «è un’azione sciocca e scorretta». Ricorda quando nel ’78 e per una decina d’anni dopo la montagna teramana era attraversata da un rally analogo e sottolinea come il parco sia nato per «cacciare gli uomini montanari».
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