Reddito di cittadinanza Sei “furbetti” a processo

12 Marzo 2021

Secondo l’accusa si sarebbero finti disoccupati ma lavoravano in nero Sono accusati di indebita percezione ai danni dello Stato, indennità sospesa 

TERAMO. È una delle prime inchieste, almeno nel Teramano, che approda in tribunale. In sei sono finiti a processo (ieri mattina la prima udienza) per indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato con l’accusa di aver percepito le indennità del reddito di cittadinanza senza averne i requisiti. Ovvero si sono spacciati per disoccupati Si tratta di lavoratori dell’edilizia e di piccoli artigiani. Secondo la Procura (il fascicolo è del sostituto procuratore Davide Rosati) avrebbero indebitamente percepito per due mesi un assegno di circa 600 euro pur lavorando in nero: in tre casi come operai edili, in tre come piccoli artigiani. Per i primi tre nella richiesta era stato inserito solo il basso reddito delle mogli dei richiedenti mentre loro erano indicati come disoccupati. In realtà così non era e a questo proposito sono stati denunciati anche i datori di lavoro. Nel frattempo l'Inps ha già provveduto alla sospensione del versamento del reddito di cittadinanza. Gli ultimi dati sulle domande presentate in Abruzzo per ottenere il reddito di cittadinanza risalgono a qualche ese fa. Complessivamente sono state presentate e accolte 21.091 domande: per la provincia teramana sono state 4.229. A livello nazionale la guardia di finanza – che dispone di un apposito nucleo per il controllo della spesa pubblica– stima che i livelli di frode arrivino quasi al 70% dei casi sottoposti a controlli di base. Il metodo investigativo è l’indicatore Isee e la relativa Dsu (dichiarazione sostitutiva unica), cioè i punti di accesso al beneficio del reddito di cittadinanza che viene erogato o meno in base a questi indicatori. In questo modo la Finanza ha trovato false dichiarazioni rese in autodichiarazione che hanno consentito a molti di percepire illecitamente gli assegni. Le informazioni false eventualmente dichiarate non emergono dalle verifiche automatiche e possono essere scoperte soltanto da una capillare azione di monitoraggio.
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