Regole bocciate dal Tar: gli atti approvati restano

L’amministrazione di Roseto: «Le delibere adottate non verranno annullate» L’ente si prepara a impugnare il provvedimento davanti al Consiglio di Stato
ROSETO. L’amministrazione comunale di Roseto, preso atto della sentenza del Tar che ha bocciato il nuovo regolamento del consiglio comunale accogliendo il ricorso presentato dai consiglieri di opposizione Teresa Ginoble e Francesco Di Giuseppe, annuncia il ricorso al Consiglio di Stato. A evidenziarlo è la nota, inviata ieri dalla stessa amministrazione, nella quale si precisa che, al momento, si proseguirà nei prossimi consigli comunali con il precedente regolamento (che potrà essere modificato tramite passaggi in consiglio), e che gli atti approvati nelle sedute consiliari dall’entrata in vigore del nuovo regolamento non verranno annullati. «Rassicuriamo i cittadini e i portatori di legittimi interessi rispetto al fatto che gli atti adottati in vigenza del regolamento in questione restano in vigore», si sottolinea nella nota, «in quanto non c’è nessun annullamento delle delibere successive dalla pronuncia del Tar, per pacifica e costante giurisprudenza del Consiglio di Stato».
La presidente del consiglio comunale, Gabriella Recchiuti, ricorda in sintesi il consiglio comunale nel quale furono presentati circa 10mila emendamenti da parte del consigliere di Fdi Di Giuseppe. «A 48 ore dalla convocazione del consiglio comunale che ha approvato il nuovo regolamento mi sono trovata a gestire oltre 10mila emendamenti seriali, puramente ostruzionistici, presentati dal consigliere Di Giuseppe, con lo scopo di ingessare il consiglio e obbligarlo a non votare la delibera all’ordine del giorno», afferma Recchiuti, «perciò, consultata la maggioranza e il segretario, si è fatto ricorso al metodo della “ghigliottina parlamentare” per superare quella seduta e assicurare che i lavori dell’assise civica non durassero per mesi e mesi». Questa tecnica è stata dunque bocciata dal Tar, ma Recchiuti ricorda che «a ottobre 2023, il Consiglio di Stato aveva dato ragione al Comune di Roseto, che nel 2017 si era trovato a gestire in consiglio comunale 500 emendamenti delle minoranze e li aveva accorpati».
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