Renata, l’autopsia non chiarisce il giallo

Esame difficile per le condizioni del corpo trovato dopo un mese. Scatta il sequestro bis dell’auto di ex marito e figlio
GIULIANOVA. Resta l’ipotesi di un delitto la cui dinamica prende forma in tre ore. Tanto basta ai medici legali per un primo esame di quel che resta della 64enne pittrice chietina Renata Rapposelli, sparita il 9 ottobre e ritrovata un mese dopo in una scarpata di Tolentino, a pochi metri dal fiume Chienti.
Perchè, ricordano gli investigatori più esperti, ogni corpo parla. Sempre e comunque. Anche quando il tempo sembra aver cancellato ogni cosa. E se, almeno ufficialmente, l’autopsia, eseguita ieri mattina da Antonio Tombolini e Loredana Buscemi, non svela ancora il come di un omicidio perchè le condizioni dei resti non consentono una lettura immediata, una prima indicazione l’ha data visto che la mossa della Procura di Ancona è stata quella di disporre il sequestro bis della macchina di Giuseppe, 74 anni, e Simone Santoleri, 43 anni, l’ ex marito e il figlio della pittrice, entrambi indagati con l’accusa di concorso in omicidio e occultamente di cadavere.
Ora saranno le decine di radiografie eseguite, che sembrano comunque già aver escluso colpi di arma da fuoco, e gli esami dei tessuti, a cominciare da quelli tossicologici, a dare delle risposte. A conferma o smentita di ipotesi che gli inquirenti, evidentemente, hanno già fatto. Intanto l’ex marito è stato dimesso dal reparto di rianimazione dell’ospedale di Atri dove era finito dopo una intossicazione da psicofarmaci e trasferito all’ospedale di Giulianova. E’ ipotizzabile che, appena le sue condizioni lo consentiranno, comparirà davanti al pm Andrea Laurino (titolare del fascicolo) per l’interrogatorio che era stato programmato per martedì. Per ora è comparso solo il figlio che si è avvalso della facoltà di non rispondere. E oggi, per la prima volta dall’avvio delle indagini, i carabinieri del Ris faranno degli accertamenti tecnici nell’abitazione della donna, alla periferia di Ancona. Nelle prossime ore dovrebbero rientrare i primi esami fatti sui telefoni cellulari di padre e figlio, in particolare su quello del 43enne che è risultato intestatario di varie schede telefoniche. Perchè oltre agli accertamenti sui cellulari e all’audizione di vari vicini di casa, in queste ore i carabinieri stanno passando al setaccio tutti i sistemi di video sorveglianza sulla statale 16 (in particolare nel tratto tra Giulianova e Tortoreto) alla ricerca di immagini della Fiat Seicento dei due, ovvero la vettura con cui l’ex marito continua a dire di aver accompagnato la donna a Loreto e qui di averla lasciata in prossimità del santuario. Versione confermata dal figlio che agli investigatori ha raccontato di essere stato lui, dopo aver sentito i genitori litigare per questioni legati ad un assegno di mantenimento, a chiedere al padre di riportare la mamma ad Ancona. Perchè è nella città dorica che Renata Rapposelli viveva ormai da tempo dopo aver lasciato Giulianova e dove faceva la pittrice. Il 9 ottobre la pittrice era arrivata a Giulianova in treno per fare una visita al figlio, ma da quel giorno nessuno l’ha più sentita. E l’ultima cella ad aver agganciato il suo telefono cellulare (poi diventato irraggiungibile) è proprio quella in prossimità della stazione ferroviaria giuliese. Qui ad attenderla c’era l’ex marito. Poi l’incontro nell’abitazione di via Galilei e, racconta il figlio, la lite sempre per questioni di soldi. «Papà mi ha detto di averla portata in auto fino a Loreto dove poi lei è scesa» continua a ripetere Simone.
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